domenica 1 gennaio 2017

Criminologia (7/8): Paura della criminalità e allarme sociale

Oggi della paura della criminalità se ne parla spesso, ma non è sempre stato così, in quanto le ricerche sulla criminalità sono nate negli USA intorno alla metà degli anni 60, a detta di qualcuno, con lo scopo di distogliere l'attenzione da problemi più gravi (la guerra nel Vietnam).
Le ricerche sulla paura della criminalità sono di tipo descrittivo, le quali hanno portato alla luce che esistono diversità nei livelli di paura nelle varie persone.

Il paradosso vittimizzazione-paura consiste nella presenza di maggior paura in certe persone rispetto al reale numero di casi di aggressioni riscontrate.
La vittimizzazione è la paura che si ricava dal crimine, dove la conseguenza peggiore di aver subito un crimine è quella della paura di subirne un altro.
Alcuni studi hanno dimostrato che le persone più colpite dai crimini sono i giovani uomini, mentre ad aver più paura sono le donne e gli anziani.
Per cercare di spiegare questo paradosso si è preso in considerazione il fatto che i giovani passano più tempo fuori casa e quindi sono più a rischio a causa del loro stile di vita, mentre le donne e gli anziani sono più preoccupati a causa della loro maggiore vulnerabilità.
Quindi alcune persone percepiscono la stessa situazione con maggior paura.
Altre ricerche hanno dimostrato che questo paradosso esiste a causa di errori di stima degli indicatori, dove non c'è corrispondenza tra rischio reale e paura percepita.
L'errore sta nel fatto che spesso gli strumenti non misurano la paura ma l'ansia generale.
La paura della criminalità è un'emozione che nasce dalla percezione di una minaccia imminente messa in atto da altre persone e che innesca una reazione psicofisica.
Una persona prova paura della criminalità quando in una certa situazione percepisce di essere in pericolo perchè si sente minacciata dal comportamento di un'altra persona e quindi reagisce aumentano il battito cardiaco e la pressione sanguinea, rallentando la respirazione ed irrigidendo i muscoli, allertando i sensi e richiamando alla memoria episodi simili per individuare soluzioni e comportamenti utili ad evitare il pericolo.
La paura è diversa da: ansia, preoccupazione, valutazione del rischio e gli studi che hanno misurato questi indicatori al posto della paura hanno reso non validi i risultati.

Alcuni sostengono che la paura venga diffusa per giustificare politiche di tipo repressivo, per discriminare classi inferiori.
Quindi la paura della criminalità è una emozione individuale ma con connotazione politica, e ad esempio Douglas propone la teoria culturale dove l'orientamento culturale influenza il singolo individuo.

Inizialmente la questione sicurezza era un monopolio dello stato, oggi invece c'è stata la privatizzazione dell'offerta della sicurezza, ma anche la privatizzazione della domanda della sicurezza.
La criminalità non è più vista come un problema sociale, ma come un problema individuale, inoltre alcuni sostengono che la paura della criminalità crea nuove realtà e classificazioni.

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