sabato 4 marzo 2017

Psicopatologia (16/25): Il lavoro con piccoli gruppi di bambini nelle scuole elementari

Il lavoro alla Tavistock con piccoli gruppi di bambini delle elementari iniziò nel 1966, quando una psicoterapeuta che insegnava nei corsi di recupero si rese conto che i bambini si servivano delle sue classi per tentare di risolvere i propri problemi personali.
Questo lavoro partì anche perchè in alcune classi c'erano troppi bambini disturbati perchè si potesse sperare di occuparsene, e perchè per alcuni bambini la psicoterapia classica è inefficace.

I gruppi
I bambini selezionati per i gruppi erano scelti dalle insegnanti in quanto essi creavano problemi per l'intera classe.
I gruppi erano formati da 3, massimo 4 bambini e si incontravano 2 o 3 volte a settimana, durante l'orario scolastico, per la durata di 2 ore.
Il materiale da lavoro comprendeva: materiale per disegnare, dipingere, modellare, automobiline, soldatini, puzzles, bambole, animali giocattolo, costumi, attrezzatura per intrecciare canestri, punch-ball, e vari giochi ed oggetti.
Le regole erano poche e legate al senso comune, e quando queste venivano infrante, le sanzioni variavano a seconda della situazione specifica, inoltre l'operatrice poteva invocare il direttore per far rispettare le regole (cosa che col passare delle lezioni si rendeva sempre meno necessaria).
I gruppi erano formati sia da bambini violenti che da bambini ritirati, ma tutti più o meno della stessa età.

I bambini
Molti dei bambini selezionati erano figli di immigrati, provenivano da ambienti deprivati, con matrimoni falliti, disoccupazione, violenza in famiglia.
Anche quando c'erano i soldi per un trattamento completo, alcuni genitori non mandavano il proprio figlio per paura che venisse etichettato come matto, altri invece non potevano per via dei soldi, altri non riuscivano a rispettare gli orari, tutti problemi che venivano risolti con questi gruppi di aiuto che si svolgevano gratuitamente durante l'orario scolastico e non venivano percepiti come una cosa per matti.

John
John è un bambino di 9 anni e mezzo, che è stato mandato nel gruppo d'aiuto perchè disturbava in classe bisbigliando e ridacchiando, inoltre si rifiutava di fare qualsiasi lavoro, non sapeva praticamente leggere e spesso rubava in classe.
Non aveva amici tra gli altri compagni, ma aveva formato un'alleanza distruttiva con un altro compagno più molesto di lui, dove sembrava che strumentalizzasse questo bambino perchè si comportasse male al posto suo.
John fu messo in gruppo con 2 bambine sue coetanee, e con una di queste fece alleanza, facendo sentire esclusa l'altra.
La difficoltà a perseverare del bambino sembrava connessa con la sua incapacità a lasciar andare via il sostituto materno (l'operatrice, quando questa non la aiutava lui si fermava), e la sua esigenza di perfezione era proiettata sugli altri, inoltre aveva la sensazione di essere perseguitato (angoscia per i ragni che lo inseguivano perchè lui li aveva derubati).
Inizialmente il bambino non riconosceva i propri sentimenti come suoi ed iniziò anche a rubare nel gruppo, ed egli migliorò con l'apprendimento quando iniziò a restituire ciò che rubava (rubava per la sensazione di non avere abbastanza).
Saltò fuori che il bambino provava il sentimento di non meritare qualcosa e che viveva il fatto di esser stato mandato in quel gruppo come una punizione per aver fatto danni a scuola.
Col tempo John iniziò a percepire l'operatrice come una persona che non sarebbe stata devastata dal suo comportamento, iniziò a collaborare e ad essere disponibile, inoltre l'operatrice gli spiegò che poteva attirare l'attenzione anche realizzando cose buone e non solo dando fastidio agli altri e gli spiegò che se non badava sempre a lui non era per cattiveria, ma perchè non aveva sempre tempo (e così anche gli altri insegnanti), così il bambino iniziò a percepire la cosa non come una mancanza d'amore o d'amicizia.
Quando furono rifatti i test d'intelligenza a John, egli ottenne un aumento del 30% sui risultati ed il suo comportamento in classe fu giudicato soddisfacente.

Leonard e Tony
Questi 2 bambini di 9 e 10 anni erano gli unici del gruppo, Tony era il duro e bullo, mentre Leonard era il debole ed impaurito.
Tony era visto come uno spaventato ed insicuro che usava la forza per affermare la sua autonomia e diventare il leader, aveva frequentato altri gruppi ma senza trarne giovamento.
I 2 bambini inizialmente si allearono per deridere l'operatrice, e lo stesso Leonard, che in altre occasioni era stato bravo con l'operatrice, veniva usato da Tony per compiere marachelle, anche se poi diceva che lui non centrava nulla e che era tutta colpa dell'altro che lo obbligava.
I 2 bambini sembrano una cosa sola, Tony possedeva completamente Leonard, il quale in un gioco pericoloso da circo si fece pure male.
Ad un certo punto Tony mancò dalla classe per un certo periodo e Leonard iniziò a legare con l'operatrice (desiderio di rapporto madre-bambino), iniziò a diventare più fiducioso di se stesso e alla fine riuscì anche a difendere i suoi spazi dall'influenza di Tony (lo sconfisse anche in una prova di forza fisica).
Tony allora sentì minacciata la sua posizione di leader e allora portò una scacchiera per dimostrare anche la sua superiorità intellettiva, le sue ansie però crebbero e alla fine arrivò addirittura a consultare l'operatrice per essere aiutato.
Così Tony, cambiò, da uno che non accetta le sconfitte e reagisce con violenza, ad uno che sa ammettere le proprie debolezze, fu in grado di lasciare i corsi di recupero, e seppur rimanendo impulsivo, riuscì a farsi riammettere in classe.
Tony riuscì a cambiare perchè si accorse che l'operatrice non derideva le debolezze di Leonard, ma lo aiutava (così capì che poteva mostrare le proprie debolezze agli altri), inoltre fu importante per lui vedere come l'operatrice non mollava mai nonostante le difficoltà e le sensazioni di impotenza (che gli causavano i 2 bambini pestiferi).
Leonard ebbe problemi in famiglia (il padre se ne andò) e subì il trauma per la notizia che l'operatrice doveva lasciare la scuola, ma riuscì a confidarsi e a chiedere aiuto ad altre persone, e alla fine riuscì a far emergere il proprio carattere e ad uscire dall'isolamento sociale.

Anna
Anna è una bambina di 5 anni che quando si innervosiva si toglieva calze e le scarpe, sbatteva la testa contro il muro e si strappava via i capelli, mentre altre volte, era completamente ritirata in se stessa, inoltre amava la pulizia maniacale ed il sapone.
Siccome Anna aveva il terrore di varcare i confini familiari dell'asilo, l'operatrice (Susan Reid) decide di farla abituare a lei poco alla volta, andando per diverse lezioni a trovarla in classe.
Anna fu messa in gruppo con altri 3 bambini, che la adoravano, ma lei non voleva essere toccata da nessuno, anche se dopo poco si affezionò molto a loro e li nominava spesso.
Qualche mese dopo Anna concesse ai bambini di tenerle la mano, e questi spesso bisticciavano per avere questo onore, successivamente provò anche ad approcciare anche con gli altri bambini dell'asilo, poi dipinse il suo primo quadro, ma un giorno si sporcò ed entro in crisi, ma l'operatrice riuscì a rasserenarla (quando Anna si sentiva sconvolta chiedeva all'operatrice di ripetere il suo nome).
Alla fine del primo trimestre Anna stava un po' meglio e aveva imparato qualche parola, ma durante i fine settimana piangeva invocando il nome di un bambino del gruppo al quale si era molto affezionata, inoltre il padre raccontò che da piccola Anna era rimasta sconvolta nello scoprire la sporcizia dei neonati, e che per via del lavoro la aveva lasciata ore ed ore da sola.
Anna continuò a fare progressi, anche al di fuori del gruppo, ed imparò anche ad attendere, quando l'operatrice le diceva che l'avrebbe ascoltata a breve, ripetendo le frasi che ella le diceva per rassicurarsi.
Dato che era italiana ed aveva avuto problemi con la lingua, legava molto con bambini stranieri, inoltre durante le vacanze pianse ancora, probabilmente per la mancanza degli amici.
Un giorno la maestra le disse di fare come facevano gli altri bambini, lei ribattè che non era come gli altri bambini, e si rifiutò di fare educazione fisica e danza perchè era necessario spogliarsi.
L'operatrice però riuscì a farla sbloccare tanto che Anna si tolse le scarpe e vari indumenti, e ballò, dicendo che da quel momento era come gli altri bambini, inoltre da li in poi iniziò a parlare molto, risolvendo i suoi problemi con la lingua e dopo 2 anni imparò a leggere e a scrivere, a non estraniarsi dai compagni, a fare amicizia ma a non sentirne troppo la mancanza quando non poteva vedere i suoi amici.

Operatori e genitori
I genitori preferiscono usare questi gruppi perchè così il loro figlio non subisce una terapia che può farlo etichettare come un matto, inoltre è importante che gli operatori instaurino un buon rapporto con i genitori, perchè da loro possono carpire informazioni utili.
Il contatto con i genitori è utile ma solo dopo quello con i bambini, perchè prima gli operatori devono farsi un'idea di come essi agiscono, di cosa pensano dei genitori, inoltre è importante il problema della riservatezza, dato che i bambini tendono a dirsi tutto tra di loro, anche troppo.

Operatori ed insegnanti
Tra operatore ed insegnante c'è un rapporto di reciproco aiuto.
L'operatore solleva l'insegnante di un po' di lavoro e problemi e questi fornisce informazioni utili all'operatore, informazioni cmq di reciproco scambio perchè il sapere come si comporta il bambino in entrambi i contesti (gruppo e classe) è importante.

Il contenimento all'interno del gruppo
Una funzione del gruppo consiste nel fornire ai bambini una relazione stabile, regolare e prolungata con un adulto ed altri bambini, relazione dove si possono risolvere gli aspetti problematici presenti nel carattere del bambino.
Ogni operatore deve imparare a conoscere i propri limiti di tolleranza al caos generato dai bambini, e nel setting, l'esistenza di una porta chiusa definisce la stanza del gruppo come un luogo separato, dove il comportamento inaccettabile rimaneva imprigionato al posto che diffondersi in tutta la scuola.
L'operatore deve inoltre accettare le proiezioni del bambino, anche se queste spesso vengono usate per farlo sentire respinto, perchè la resistenza dell'operatore agli attacchi, rassicura il bambino, inoltre la tenerezza mostrata dall'operatore verso i più deboli può far intenerire anche i bulli, che capiscono che non è giusto ridicolizzare chi soffre.

Il nutrimento emotivo all'interno del gruppo
Gli adulti vogliono mostrarsi sempre disponibili in questi incontri, donando tempo e volontà per rispondere alle loro richieste, come se fossero dei genitori.
L'operatore non parla mai pubblicamente della inconscia fantasia di un bambino, ma ne parla solo se questo ne è cosciente, allora si che può spiegarne il significato, può verbalizzarne i sentimenti provati dal bambino.
In generale l'operatore trova utile fornire un suggerimento pratico preciso, in cui è implicita la comprensione.

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