sabato 23 aprile 2016

Storia della psicologia (5/14): Il comportamentismo

Il comportamentismo porta la psicologia ad occuparsi dallo studio dell'anima a quello del corpo, affermando che l'anima e la coscienza non sono argomenti da trattare.
Questo movimento si occupa quindi dello studio dei comportamenti osservabili e vuole far entrare la psicologia nelle scienze naturalistiche, come la biologia.
Il caposcuola del comportamentismo è J.B. Watson, e questo movimento nasce ufficialmente nel 1913, anno in cui Watson pubblica l'articolo la psicologia così come la vede il comportamentista, inoltre Watson fù il primo dottore in psicologia dell'università di Chicago (1903).
Il comportamentismo prende spunto dal funzionalismo e dalla biologia darwiniana, iniziando a fare ricerche psicologiche sugli animali, con conseguenti vantaggi sulla loro massima usabilità.
Un altro importante esponente fù Thorndike, il primo psicologo tutto made in usa, che fece esperimenti con topi e gatti, costruendo labirinti e gabbie dove gli animali o dovevano trovare l'uscita o capire che leva pigiare per avere il cibo.
Thorndike creò la legge dell'effetto che afferma che un'azione accompagnata o seguita da uno stato di soddisfazione, tenderà a ripresentarsi più spesso (e viceversa), questa legge spiegherebbe il comportamento umano e sarebbe in grado di predirlo secondo i comportamentisti.
Negli esperimenti di Thorndike, l'apprendimento era graduale e non avveniva di colpo, procedendo per tentativi ed errori, e rafforzandosi grazie ai successi.
Watson criticò l'introspezione perchè la riteneva un metodo non scientifico, perchè l'osservatore si identifica nell'osservato, e perchè si parla di cose che gli altri non possono vedere.
La prima guerra mondiale contribuì allo sviluppo del comportamentismo perchè questi psicologi furono chiamati a valutare quali giovani erano adatti a fare i soldati, con i loro test d'intelligenza, lavorando su tantissimi casi i comportamentisti divennero molto conosciuti e finirono poi anche per lavorare nelle pubblicità e nelle industrie, tantè che Watson quando ruppè con la Johns Hopkins University andò a lavorare in ambiti come la pubblicità ed abbandonò sempre di più la ricerca psicologica.

Il comportamentismo watsoniano si sviluppò tra il 1913 e il 1930.
Il comportamentismo è stato esplicitato in termini di adattamento dell'organismo all'ambiente, contrazioni muscolari, insieme integrato di movimenti, azioni, e Watson usa come unità di osservazione psicologica il comportamento.
Watson si occupò di variabili dipendenti complesse, affermando che son composte da più variabili semplici ed usò principi di riferimento come la frequenza, la recenza e il condizionamento.
Recenza e frequenza ci dicono che tanto più spesso o recentemente un'azione si è verificata e tanto maggiore sarà la probabilità che si verificherà di nuovo.
Watson è influenzato da Pavlov, Secenov e Bechterev, riflessologi russi, e il principio di condizionamento parte dal principio che nell'organismo esistono risposte incondizionate a determinate situazioni, esistono quindi stimoli incondizionati, eventi che si producono nell'ambiente e provocano una determinata risposta nell'organismo.
I comportamentisti ipotizzarono che i comportamenti complessi dell'uomo si sono formati sulla base di una lunga storia di condizionamenti, e Watson affermò che le nevrosi non sono innate, ma che sono risposte emotive apprese a stimoli (fece l'esperimento col bambino Albert spaventato più volte da un suono mentre giocava con un orsetto e quindi condizionato ad aver paura del peluche).
Anche il linguaggio viene acquisito per condizionamento secondo Watson, e anche l'attività di pensiero era il risultato di apprendimenti comunicativi e quindi non c'era interesse nello studiarla nel dettaglio.
Watson rifiutò le teorie psicoanalitiche, rifiutando il concetto di istinto e di capacità innate, per Watson il neonato è un contenitore vuoto, senza istinto, intelligenza o altre doti, che può essere plasmato dall'esperienza, e Watson affermò anche che se gli avessero affidato dei neonati sani, avrebbe potuto trasformarli in qualsiasi cosa (dottori, avvocati, ecc...).
L'uomo secondo questa concezione, è solo il prodotto delle sue esperienze, e quindi per i comportamentisti, lo studio dell'apprendimento è fondamentale.

La posizione molecolarista di Watson rischiava di identificare il comportamento con le contrazioni muscolari, invece Tolman riteneva che esistesse uno specifico psicologico caratterizzato per la sua moralità, di natura non psichica ma comportamentale, ma a differenza della concezione di Watson, dotato di proprietà emergenti proprie.
Tolman introdusse il concetto di comportamentismo intenzionale dove, dato un determinato ambiente, la risposta si presenta solo se ha un determinato risultato (lo scopo).
Tolman discosta un po' dagli altri comportamentisti, parlando anche di variabile interveniente, inoltre Fraisse osservò che il difetto dei comportamentisti era quello di pensare solo che uno stimolo S portasse ad una risposta R, quando invece si possono avere anche più risposte (R1,R2,R3...), e che quindi le risposte devono essere riferite ad una variabile che interviene tra S e R (la variabile di Tolman), quindi secondo i comportamentisti classici: S -> R e quindi R = f(S), secondo questa nuova visione: S -> I -> R e quindi R = f(I*S).

Clark Hull prese le nozioni di Watson di Thorndike e di Tolman per creare una teoria ipotetico-deduttiva che tentava di collocare la psicologia allo stesso livello della logica e della matematica, con teorie, teoremi, equazioni sofisticate, con lo scopo di fare previsioni sulla direzione ma anche sulla quantità del comportamento, e con il suo A Behavior System ebbe molto successo nel nordamerica.

Un altro grande di questo movimento è Skinner, che creò il concetto di condizionamento operante (differente dal condizionamento classico di Pavlov dove la risposta precede lo stimolo), dove la risposta seguita da rinforzo tende a presentarsi con sempre maggior frequenza.
Il condizionamento operante si applica a qualsiasi tipo di risposta, e Skinner si è cimentato nello studio delle principali risposte umane, alla ricerca dei rinforzi migliori.

I concetti base del comportamentismo sono dunque:
lo stimolo, cioè l'impatto dell'ambiente sull'individuo, la risposta, cioè la reazione all'ambiente, il rinforzo, gli effetti dell'azione in grado di modificare le successive reazioni all'ambiente.

Per Miller e Dollard (1941) il bambino acquisisce una tendenza ad imitare perchè è rinforzato dalle prime risposte positive su quel comportamento, tuttavia il comportamentismo è stato criticato perchè trascurava il fatto della difficile risposta su fasi che ancora non si conoscono.
Per Bandura le nuove risposte possono essere acquisite mediante osservazioni e il rinforzo quindi non agisce nella fase dell'acquisizione, ma nella fase di mantenimento.
Nella teoria dell'apprendimento sociale comportamentista viene sottolineato come i rinforzi possano agire anche da inibitori alle risposte.
Secondo Bandura, Staats e Mischel, la condotta individuale costituisce il punto focale della personalità del soggetto.
Sears coglie continuità tra alcune teorie comportamentistiche e alcune psicoanalitiche, dove ad esempio nella coppia madre-bambino, le reazioni dell'uno modificano quelle dell'altro in un processo di stimolo, risposta, rinforzo, e tuttavia, le pulsioni costituiscono stimoli per l'emissione di risposte.

La psicologia si è affermata a livello mondiale come scienza, proprio nel periodo del comportamentismo.

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