martedì 29 settembre 2015

Psicologia generale I (25/27): Memoria e coscienza

La coscienza è la capacità di interpretare i propri eventi mentali in modo da poterli descrivere ad altre persone.

La memoria è l'insieme di tutte le informazioni contenute nella mente di una persona, nonchè la capacità della mente di immagazinarle e recuperarle.

Apprendimento -> memoria -> effetto sul comportamento futuro

Secondo il modello modale della mente l'input sensoriale finisce nella memoria sensoriale dove l'informazione, se non gli si presta attenzione, si perde rapidamente.
Se si presta attenzione all'informazione, questa finisce nella memoria di lavoro (memoria a breve termine), dove le informazioni non ripetute vengono perdute rapidamente, mentre quelle ripetute e codificate finiscono nella memoria a lungo termine, dove vengono immagazzinate tutte le informazioni ed alcune di esse vengono perse col tempo, mentre altre posson venir recuperate dalla memoria di lavoro a seconda dell'esigenza.
In questo modello i processi di controllo sono l'attenzione, la ripetizione, la codifica e il recupero.

La memoria sensoriale
Memoria che mantiene le informazioni per un breve periodo, dalla capacità molto grande.
Molte informazioni contenute in questa memoria non raggiungono la coscienza, a meno che ci siano selezionate dall'attenzione, che è in grado di farle entrare nella memoria di lavoro.

La memoria di lavoro
E' il comparto principale dell'elaborazione mentale, detta anche memoria a breve termine dato che se l'input non viene rielaborato o mantenuto in uno stato d'attenzione, viene perso rapidamente.
La capacità della memoria di lavoro è molto limitata, dato che solo pochi elementi possono essere percepiti o elaborati contemporaneamente.

La memoria a lungo termine
Contiene tutto ciò che una persona sa.
Capacità praticamente illimitata, necessità di una sorta di codifica per permettere il salvataggio dei dati su di essa, e a lungo andare nel tempo, alcuni dati possono andar perduti.
E' una maniera di tipo passiva, che fa solo da magazzino, a differenza della memoria di lavoro.

Dalla memoria sensoriale alla memoria di lavoro l'informazione è controllata dall'attenzione, la codificazione è il processo che controlla il passaggio delle informazioni dalla memoria di lavoro alla memoria a lungo termine, mentre il recupero è il processo che controlla il flusso delle informazioni dalla memoria a lungo termine alla memoria di lavoro, e consiste nel ricordare.

Distinguiamo due tipi di memorie sensoriali:

  1. La memoria iconica, è la memoria sensoriale relativa alla visione, chiamata così perchè la traccia sensoriale di uno specifico stimolo visivo è detta icona.
    Un esempio del funzionamento di questa memoria si ha quando vediamo due gruppi di puntini a brevissima distanza di tempo l'uno dall'altro e si ha una sorta di illusione ottica con la visione dei due gruppi sovrapposti.
    Si ipotizza infatti che questa memoria conservi per breve tempo la traccia delle informazioni visive in modo da farci percepire la variazione dello spazio se questo si muove o siamo noi a spostare gli occhi.
  2. La memoria ecoica, è la memoria sensoriale relativa all'udito, chiamata così perchè la breve traccia prodotta da un particolare suono è detta eco.
    La memoria ecoica non è un semplice magazzino passivo, ma al suo interno l'informazione può essere elaborata per produrre costrutti dotati di significato.
    Si veda l'esempio delle parole ripetute a breve termine che in alcuni casi aiutano in altri creano interferenze.
L'elaborazione preattentiva permette un confronto tra i contenuti della memoria sensoriale e le informazioni già presenti nelle altre 2 memorie.
Secondo alcuni modelli questa attenzione si applica solo alle caratteristiche fisiche degli stimoli e non al loro significato, e il cancello che blocca le informazioni superflue, permette il passaggio di quelle che han caratteristiche fisiche per continuare.
Questo comparto post attentivo non equivale alla coscienza.
Altre teorie invece affermano che gli stimoli sarebbero in una certa misura elaborati anche per quanto riguarda il loro significato dai processi preattentivi, e tutta l'informazione che poi passa dal cancello, arriva alla coscienza.

L'ascolto selettivo si ha invece, ad esempio, nel fenomeno del cocktail party, dove si ha la capacità di udire e comprendere la voce di una persona ignorando quella di tutte le altre.
Un altro esempio si ha nell'ascolto dicotico, dove si ascoltano parole diverse tra un orecchio ed l'altro.
La teoria del filtro di Broadbent sostiene che il processo selettivo blocca il passaggio di alcuni stimoli, lasciando passare solo quelli con determinate caratteristiche fisiche.
Questa selezione avverrebbe nella fase preattentiva, ma ricerche successive hanno dimostrato che anche il significato di uno stimolo non atteso che non ha raggiunto la coscienza, può influenzare altri stimoli principali o provocare lo spostamento dell'attenzione.
E' il caso di alcune parole apparentemente non udite, che però influenzano la percezione del significato di successive parole udite distintamente.

La visione selettiva funziona come l'ascolto selettivo, dove ad esempio, quando c'è una rapida successione di immagini, anche quelle che non riusciamo a percepire possono influenzare l'interpretazione di altre immagini percepite.
Analogamente, concentrandosi solo su un'area d'interesse, si riesce ad eliminare dalla visione tutto ciò che è irrilevante.

In generale, l'input sensoriale può alterare il comportamento o il pensiero senza necessariamente raggiungere il livello della coscienza.

Il priming è l'attivazione dell'infomazione già presente nella memoria a lungo termine ad opera di un input sensoriale.
Questa attivazione non viene percepita a livello conscio, anche se influenza la coscienza.

Una caratteristica molto importante della mente sta nell'eseguire in maniera automatica i compiti di routine.
La pratica intensa porta alcune capacità percettive a divenire automatiche ed inconsce, e in alcuni casi obbligatorie, nel senso che non si può fare a meno di eseguirle.
In alcuni casi ciò può essere controproducente, come nell'effetto di interferenza di Stroop, dove alcune parole colorate sono scritte col nome del colore sbagliato e chi le legge col compito di riferire il colore che vede, tende a riferire il nome che legge e non quello che vede.

La memoria di lavoro è quella parte della mente che pensa, prende decisioni e controlla i vari processi dell'attenzione e del recupero dalla memoria a lungo termine.
Secondo Alan Baddeley i componenti della memoria di lavoro sono il circuito fonologico-articolato, responsabile del trattamento dell'informazione verbale, il taccuino visuo-spaziale, responsabile del trattamento dell'informazione visiva e spaziale, l'esecutivo centrale, responsabile del coordinamento di tutte le attività mentali e dell'ingresso di nuove informazioni da parte della memoria sensoriale e della memoria a lungo termine.

Il circuito fonologico-articolatorio
In questo circuito si ha la capacità del magazzino per le cifre.
Nelle persone normali questa capacità è di circa 7 cifre memorizzabili alla volta che una persona può tenere a mente e riferire dopo poco, e viene anche definita capacità della memoria a breve termine.
Secondo Baddeley questa capacità di memoria equivale a tutto ciò che le persone riescono a pronunciare entro 2 secondi.
Ne consegue che le persone che parlano molto in fretta hanno una maggiore capacità di memoria a breve termine, e ciò può essere molto utile per l'apprendimento di nuove parole.

Il taccuino visuo-spaziale
Secondo Baddeley, il nostro pensiero assume anche la forma di immagini mentali.
Il funzionamento del taccuino condivide certe proprietà con l'osservazione di scene visive.
Quando ripensiano a dove si trovi una finestra di una casetta appena vista, noi ricostruiamo la casetta nella nostra mente e individuiamo la finestra.
E' stato dimostrato che la prestazione nell'eseguire 2 compiti mentali simultanei è molto migliore se uno dei compiti coinvolge il circuito fonologico e l'altro il taccuino, piuttosto che entrambi i compiti coinvolgano lo stesso componente.

Le aree del cervello coinvolte nella memoria di lavoro
Quando osserviamo un'immagine mentale allo scopo di riconoscere qualcosa, le aree cerebrali più attive sono quelle coinvolte nella via what.
Viceversa, quando si usa un'immagine mentale per risolvere un compito spaziale, le aree coinvolte sono quelle della via where.
La moria di lavoro cmq, coinvolge anche la corteccia prefrontale.

La codifica dell'informazione nella memoria a lungo termine
E' stato provato che, quanto più a lungo un item è trattenuto nella memoria di lavoro o quante più volte viene ripetuto, tanto maggiore è probabile che venga codificato nella memoria a lungo termine.
Tuttavia, la ripetizione da sola non è sufficiente per la codifica nella memoria a lungo termine.
La ripetizione di mantenimento è il processo grazie al quale un'informazione viene mantenuta per un certo tempo nella memoria di lavoro.
La ripetizione di codifica è invece il processo con cui l'informazione viene codificata nella memoria a lungo termine.
Le attività più efficaci per la codificazione fino ad ora scoperte sono 3:
  1. L'elaborazione: più è profonda una riflessione su una certa informazioni e più alte sono le probabilità che questa venga codificata.
    L'elaborazione consiste nello sforzarsi di capire le cose, usando la logica o inventandosene una anche quando non esiste (ad esempio abbinare al cognome una sua caratteristica fisica: il signor bassi è basso o alto) ed è un ottimo metodo per la codifica nella memoria a lungo termine.
  2. L'organizzazione: è una sorta di elaborazione utile alla codifica, che crea collegamenti logici che permettono anche il raggruppamento, un metodo molto utile che fa diminuire il numero degli item, organizzando le informazioni in categorie, su più livelli gerarchici.
    Il raggruppamento oltre a ridurre il numero di item, ne arricchisce il significato.
    La memoria di lavoro a lungo termine è una memoria per insiemi di item correlati tra di loro, dove ad esempio il trovarsi in un campo già ben conosciuto favorisce la codifica di alcuni elementi nuovi inerenti a quel campo, o cmq la configurazione che richiede l'operato in un determinato campo.
    Se ad esempio conosco bene una pista da sci, mi ci muovo più facilmente, quindi la memoria del luogo aiuta anche a memorizzare varianti di percorso o nuovi elementi all'interno di essa.
    Il raggruppamento più efficace è quello dell'organizzazione gerarchica.
  3. La visualizzazione: memorizzare a lungo termine immagini e richiamarle nel taccuino visuo-spaziale facilizza molto la codifica di informazioni verbali che si integrano con queste immagini.
    La teoria della doppia codifica di Allan Paivio sostiene che le informazioni sono depositate in due forme che implicano codici distinti ma che interagiscono, un codice linguistico ed uno visivo.
    E' stato dimostrato che usando entrambi i codici, si impara meglio, ad esempio quando si associa il nome all'immagine, creando nessi logici.
    E' infatti più facile ricordare concetti concreti che astratti.
    Un altro metodo è quello della parola chiave, usato per imparare le lingue, dove si associa alla parola straniera da imparare, una parola della propria lingua con pronuncia simile ed un'immagine generata da questa parola che interagisce anche di significato con la parola straniera.

Il recupero dell'informazione della memoria a lungo termine
La capacità di recuperare una informazione dalla memoria a lungo termine diminuisce con il passare del tempo, ma la velocità con cui il ricordo si estingue è variabile e dipende molto da quanto in profondità è stato codificato e dalle circostanze in cui si cerca di recuperarlo.
Thorndike sosteneva che i ricordi svaniscono o si deteriorano se non vengono utilizzati, e pare che le connessioni sinaptiche interessate in questi meccanismi si indeboliscano se questi non vengono utilizzati, anche se la prova che sia proprio questo il motivo dell'indebolimento non è stata ancora trovata.
Inoltre non si è certi che un determinato ricordo sia andato definitivamente perduto solo perchè non si riesce a richiamarlo, perchè questo potrebbe riaffiorare alla memoria più avanti.
Queste teorie vengono anche definite teorie del decadimento.

Esistono diversi tipi di interferenze che possono impedire il ricordo di un evento o il suo deterioramento (teoria dell'interferenza).
L'intereferenza retroattiva è prodotta da materiali appresi dopo quelli memorizzati, mentre l'intereferenza proattiva è prodotta da materiali appresi prima.
L'interferenza proattiva non influisce nella velocità di apprendimento di una nuova lista di nomi, ma contribuisce a farla dimenticare più in fretta, questo perchè ad esempio questo nuovo elenco fatto a categoria, può finire dentro una precedente categoria simile, aumentandone il numero degli elementi e rendendo più difficile il loro recupero.
Quindi se dei materiali da apprendere sono della stessa natura, ci sarà una maggiore interferenza.
Le categoria di item fungono da indizi per il recupero dato che aiutano nella ricerca dell'item desiderato.

Anche le associazioni mentali sono importanti per il recupero dei dati, tanto che già Aristotele diceva che due concetti sono associati nella mente di una persona quando il pensiero di uno tende ad evocare l'altro.
L'associazione per contiguità afferma che certi concetti sono associati nella mente perchè sono presentati spesso assieme, ad esempio macchina e gomme.
L'associazione per affinità afferma che i contenuti affini che hanno in comune qualche proprietà, sono associati nella memoria anche se non presentati spesso assieme.

William James sottolinea che la contiguità ci permette di pensare alle caratteristiche di un oggetto, e quindi pensare ad altri oggetti che condividono queste caratteristiche, portando ad una forma di associazione per affinità.
Collins e Loftus ipotizzarono che il grado con cui una certa parola accellera il riconoscimento o il recupero di un'altra, riflette la forza dell'associazione mentale tra i due concetti.
Il modello della diffusione dell'attivazione dice che l'attivazione di un concetto qualsiasi inneschi il diffondersi dell'attivazione ai concetti che occupano i nodi vicini alla rete, e che questi ultimi diventano più facilemente accessibili di quanto non lo fossero prima.
Questa rete è una rete di item collegati tra di loro, si pensi ad esempio alla parola rosso, collegata alle rose, a loro volta collegate ai fiori, il rosso è anche collegato ad altre parole come anche le rosse ed i fiori, e dicendo rosso, si attivano le parole più vicine come collegamento a quella parola, tanto più sono vicine tanto più si attivano alla memoria.
Tanto più alto sarà il numero di connessioni (links) generate durante l'apprendimento di un nuovo elemento, tanto più alto sarà il numero di possibili vie per recuperare quell'elemento in un secondo tempo.
Il principio della specificità di codificazione afferma che gli stimoli o le idee prevalenti nella mente di una persona durante la codificazione di una certa informazione diventano indizi più efficaci per il suo successivo recupero.
Difatti è stato dimostrato che si ha maggiori probabilità di ricordare qualcosa quando si sono creati dei propri indizi personali per il recupero, al momento della codifica.
La memoria dipendente dal contesto è il fenomeno per cui la capacità di recuperare certi ricordi dipende dalla somiglianza tra le condizioni ambientali in cui avviene la rievocazione e quelle presenti al momento della codifica.
Spesso infatti, certi luoghi ci rievocano ricordi che non sarebbero mai venuti fuori altrove.

Esiste anche un fenomeno chiamato distorsione del ricordo che può accadere in determinati casi, quando ad esempio non ricordiamo bene una cosa, e traiamo conclusioni logiche prendendo come accaduti avvenimenti all'apparenza scontati, che magari non si sono mai realizzati.
Bartlett usò il termine schema per indicare la rappresentazione mentale o il concetto di una data classe di oggetti, scene o eventi.
Gli schemi che implicano l'organizzazione di eventi nel tempo di solito vengono chiamati copioni.
Secondo Bartlett, gli schemi ci aiutano a classificare gli oggetti e a riconoscerli, ed influiscono anche nel ricordo che ne abbiamo successivamente.
Anche l'immaginazione gioca un ruolo cruciale nel ricordo di alcuni eventi, e può distorcere il ricordo.
In linea di massima il ricordo può essere influenzato da concetti preesistenti, ma anche da nuove informazioni.
Elizabeth Loftus ha fatto alcune ricerche che hanno dimostrato che anche le parole con le quali vengono formulate alcune domande possono influenzare la risposta presa dalla memoria (ad esempio usare la parola scontro o schianto, può influenzare la risposta sul fatto che 2 macchine si siano scontrate incidentalmente o se si siano schiantate per l'alta velocità).
Quindi anche dire ad una persona di immaginare un evento passato può contribuire a far ricordare eventi mai accaduti, anche se è stato dimostrato che l'immaginazione non ha molta influenza su eventi realmente accaduti, ma solo su quelli inesistenti.
Altri motivi di errori della memoria sono dovuti alla confusione delle fonti che possono portare ad accingere ad informazioni da fonti diverse, non necessariamente correlate in maniera corretta.
Un altro motivo ancora di falsi ricordi è la pressione sociale che può portare una persona in un'aula di tribunale a dire di ricordare cose mai avvenute.
Anche la psicoterapia è stata criticata perchè con le libere associazioni c'è il rischio di far ricordare tramite condizionamento fatti mai accaduti.

Il termine memoria si riferisce a tutti i possibili effetti che le esperienze precedenti possono avere sui comportamenti successivi.
Gli aspetti della memoria che rispecchiano le previsioni del modello modale della memoria rientrano nella memoria esplicita, gli altri in quella implicita.

La memoria esplicita
E' il tipo di memoria che può essere portato al livello di coscienza, essa fornisce i contenuti del pensiero conscio ed è molto flessibile.
E' definita esplicita perchè è possibile sondare esplicitamente quello che il soggetto ricorda.
La memoria esplicita può essere suddivisa in due sottoclassi:
  1. Memoria episodica: è la memoria esplicita delle passate esperienze di una persona.
    Ha sempre una qualità personale e parte integrante di un evento codificato nella memoria episodica è il soggetto stesso.
  2. Memoria semantica: è la memoria esplicita di informazioni non collegate nella mente a una particolare esperienza del soggetto, e rappresenta la personale conoscienza del mondo che una persona possiede.
    Richiamare un'informazione nella memoria semantica è un po' come cercare qualcosa in un'enciclopedia, si cercano le infomazioni anche non in maniera diretta, tramite associazioni significative con altri elementi secondari.
    I contenuti della memoria semantica sono più durevoli di quelli della memoria episodica, che sono meno durevoli ed instabili, difatti dimentichiamo gran parte dei ricordi di nostre specifiche esperienze, mentre le conoscenze generali sono quasi eterne.
La memoria implicita
Memoria che non entra a far parte della coscienza, che consiste in tutti quegli elementi inconsci tramite i quali le esperienze precedenti arrivano ad influenzare il comportamento o il pensiero.
I ricordi impliciti esercitano il loro effetto automaticamente nel contesto di specifici stimoli, compiti o problemi a cui fanno riferimento.
Anche la memoria implicita è divisa in sottoclassi:
  1. Effetti del condizionamento classico: sono quei ricordi generati da procedure di condizionamento classico.
  2. Memoria procedurale: una sottoclasse molto vasta che comprende le abilità motorie, le abitudini e le regole apprese inconsciamente.
    Ad esempio il miglioramento nello svolgere un esercizio viene memorizzato in maniera inconscia, e ad esempio non ci rendiamo conto del cambiamento del movimento dei muscoli nello svolgere un determinato esercizio.
  3. Priming: è l'attivazione provocata da uno specifico stimolo sensoriale, di informazioni già presenti nella memoria a lungo termine.
    Questa attivazione è inconscia, ma arriva ad influenzare pensieri consci successivi.
    Grazie al priming il nostro flusso di pensiero segue un filo logico.
    Il priming viene classificato come processo della memoria implicita dato che è indipendente dal ricordo conscio dello stimolo innescante.

La neuropsicologa Brenda Milner divenne famosa perchè si occupo' del caso di un paziente (H.M.) affetto da una rara fonte di amnesia.
H.M. era affetto da amnesia del lobo temporale e aveva piena coscienza di eventi appresi prima dell'inizio del suo disturbo, ma dimenticava tutto quello che faceva nell'arco di 15 minuti.
Le aree più coinvolte sono l'ippocampo e strutture corticali e subcorticali connesse ad esso.
Anche in questi studi la neuroimmagine aiuta ad individuare le varie aree coinvolte nei processi mnemonici.
Danni al lobo temporale tuttavia non influiscono sulla memoria implicita.
I soggetti che soffrono di amnesia da danni al lobo temporale sono normali rispetto alla capacità di recepire l'informazione sensoriale e a formare con essa nuovi contenuti nella memoria di lavoro, possono recuperare dalla memoria a lungo termine esplicita informazioni acquisite prima del danno cerebrale, e possono acquisire ed utilizzare nuovi contenuti della memoria implicita.
Sono però incapaci di codificare nuovi elementi nella memoria esplicita.

Quando l'amnesia è meno grave, di solito il deficit coinvolge più la memoria episodica che quella semantica.
Persone affette da amnesia precoce dell'età evolutiva hanno un grave deficit nella memoria episodica ma non in quella semantica, quindi probabilmente l'ippocampo è essenziale per la memoria episodica ma non per quella semantica, e pare che per la memoria episodica sia essenziale anche l'attività della corteccia prefrontale.

Con l'avanzare dell'età la capacità di formare nuovi contenuti della memoria episodica diminuisce.
Durante i primi 4 anni di età invece, si ha una grossa acquisizione di dati per la memoria semantica, ma si ha una notevole difficoltà ad immagazzinare eventi per la memoria episodica (lo testimonia il fatto che difficilmente si ricorda cosa si faceva prima dei 4 anni).
Questo fenomeno viene chiamato amnesia infantile.
Sembrerebbe quindi che la capacità umana di codificare i ricordi della memoria episodica si sviluppi più lentamente di quelli di natura semantica, e che la memoria episodica abbia problemi di capienza dopo una certa età.
Questo avvalora la tesi che la memoria episodica sia legata alla corteccia prefrontale, dato che essa si sviluppa più lentamente durante l'infanzia, ed è più facilmente soggetta ai danni della vecchiaia.
L'area prefrontale può essere essenziale per la coscienza di sè, perchè comprende anche la coscienza delle proprie esperienze passate.


<< Lezione precedente - Prossima lezione >>

 

Torna all'elenco delle lezioni

 


Piaciuto l'articolo? Lascia un commento!

EmoticonEmoticon