domenica 20 marzo 2016

Psicologia dello sviluppo (8/12): Lo sviluppo cognitivo

La teoria dello sviluppo mentale di Jean Piaget


Jean Piaget
L'epistemologia genetica studia le origini della conoscenza, i meccanismi psicologici che consentono il suo realizzarsi, i punti di partenza e di arrivo, le tappe intermedie tra le forme di organizzazione psicologica più primitive e le forme evolute.
Jean Piaget, per i suoi studi ha collaborato con ricercatori provenienti da diverse discipline e ha fondato un Centro Studi di Epistemologia Genetica.

Secondo Piaget ci sono delle capacità innate, ma cmq per lui l'essere umano è un attivo costruttore delle proprie conoscenze.


 Gli assunti della teoria dello Strutturalismo Costruttivo di Piaget sono:
  • L'evoluzione dell'individuo (all'interno della storia evolutiva delle specie)
  • L'evoluzione biologica garantisce la regolarità e l'universalità dello sviluppo
  • L'organismo si modifica attraverso scambi con l'ambiente
  • Lo sviluppo consiste nella trasformazione delle strutture organizzate dell'organismo
Secondo Piaget le strutture interne dell'organismo si modificano continuamente per assolvere a nuovi bisogni ed esistono 2 processi che presiedono gli scambi tra il soggetto e l'ambiente:
  1. L'assimilazione: si verifica ogni volta che un soggetto incorpora nelle proprie strutture un elemento esterno, e nella vita psichica l'assimilazione trasforma i dati dell'esperienza in funzione delle strutture interne.
  2. L'accomodamento: le strutture si adeguano alle novità
Il bisogno di assimilazione spinge l'organismo ad interagire con l'ambiente, gli fornisce uno scopo, mentre l'accomodamento ricerca le azioni necessarie per raggiungere lo scopo, e secondo Piaget, ogni attività umana è una forma di adattamento.

In qualunque momento l'organismo tende a darsi una organizzazione, a costruirsi delle strutture con leggi e proprietà peculiari.
Gli schemi d'azione emergono all'inizio dello sviluppo e sono le unità più elementari della conoscenza, il loro sviluppo avviene per mezzo dell'interazione con l'ambiente tramite assimilazione e accomodamento.
Lo schema d'azione è il substrato di una classe di azioni simili (es afferrare un oggetto, azione generica appresa simile per qualsiasi oggetto).
Le strutture mentali sono schemi mentali, strutture d'azione avanzate che appaiono verso i 7-8 anni di vita.

I metodi di indagine usati da Piaget variano a seconda delle necessità e l'età e sono l'osservazione del comportamento, il metodo clinico (colloquio), il metodo critico (problemi di logica).

Gli stadi
Secondo Piaget, a ciascuna fase dello sviluppo corrisponde una particolare forma di organizzazione psicologica, e le acquisizioni di uno stadio non vanno perse quando si raggiunge lo stadio successivo, ma vengono integrate in strutture più evolute (principio della integrazione gerarchica tra stadi).
Gli stadi sono connessi secondo un principio di necessità logica, dove nessuno stadio può essere saltato, e di universalità, dove la loro sequenza è la stessa per tutti gli individui.
Esistono 4 principali stadi secondo Piaget:
  1. Lo stadio sensomotorio: nei primi 2 anni di vita, consiste in schemi d'azione pratici e generalizzati (possono essere estesi a realtà sempre nuove) che tendono a coordinarsi per dare luogo ad unità comportamentali più ampie.
    Piaget ha individuato 6 differenti sottostadi:
    Primo stadio: esercizio dei riflessi (0-1,5 mesi) che si consolidano con l'esercizio e c'è un principio di riconoscimento.
    Secondo stadio: reazioni circolari primarie e primi adattamenti acquisiti (1,5-4 mesi): quando un'azione casuale produce un risultato piacevole, avviene una ricerca per riscoprire e conservare quel risultato, e questo bisogno di ripetizione viene chiamato reazione circolare, che è una sintesi di assimilazione e accomodamento che porta a nuovi schemi.
    Terzo stadio: reazioni circolari secondarie (4-8 mesi): interesse per la realtà, bisogno di ripetizione (assimilazione) e ripetizione multipla (relazione circolare secondaria) per l'acquisizione come nuovo schema (secondario).
    La novità viene scoperta per caso, quindi non si parla di intelligenza vera e propria.
    Quarto stadio: coordinazione degli schemi secondari e loro applicazione a nuove situazioni (8-12 mesi): comparsa intelligenza sensomotoria e differenziazione tra mezzi e fini, si usano vecchi schemi per azioni nuove e si ha l'assimilazione reciproca, dove diversi schemi assumono tra loro interazioni reciproche.
    Quinto stadio: reazioni circolari terziarie e scoperta di nuovi mezzi tramite sperimentazione attiva (12-18 mesi): costruzione nuovi schemi applicabili a varie situazioni, scoperti tramite sperimentazione attiva.
    Sesto stadio: invenzione di nuovi mezzi tramite combinazione mentale (18-24 mesi): non si procede per prove errori, ma per invenzione repentina, compiendo un atto mentale, e c'è la comparsa della rappresentazione, ora gli oggetti sono ritrovati anche dopo spostamenti non visibili ma immaginabili (si ha la nozione di oggetto permanente).
  2. Lo stadio preoperatorio: intorno i 2 anni appare l'imitazione differita, l'immagine mentale, il gioco simbolico dove il bambino tratta l'oggetto come una cosa differente, e l'uso del linguaggio verbale per riferirsi ad oggetti, persone e situazioni, si utilizzano schemi verbali e il linguaggio viene anche usato per raccontare esperienze passate e anticipazioni future.
    Si hanno azioni interiorizzate, ragionate prima, ma una per volta, e si ha l'egocentrismo intellettuale (fino ai 6-7 anni), e Piaget per studiare lo sviluppo della capacità di assumere punti di vista differente ha creato l'esperimento delle 3 montagne.
    Secondo Piaget fino ai 6-7 anni si hanno le seguenti credenze: finalismo (esiste un ordine prestabilito), animismo (le cose vengono concepite come vienti e dotate di intenzionalità), artificialismo (tutto l'universo è frutto di una costruzione).
    Queste credenze rispecchiano l'egocentrismo intellettuale, tra i 4 e i 6 anni invece si realizzano l'identità qualitativa (si riconoscono gli altri e si riconoscono sempre come univoci anche se si modificano), la funzione (si scopre che al variare di una caratteristica ne varia anche un'altra).
  3. Il periodo operatorio concreto: dai 7-8 agli 11-12 anni, le azioni interiorizzate si coordinano e raggruppano dando luogo a delle strutture d'insieme, le operazioni intellettuali, sistemi organizzati di azioni caratterizzate da reversibilità (somma, sottrazione).
    La reversibilità segna la genesi del pensiero logico, e in questo stadio scompaiono i fenomeni di finalismo,animismo e artificialismo.
    Secondo Piaget esistono 16 strutture logiche, metà di raggruppamenti logici (come la classificazione)e metà di raggruppamenti infra-logici (come il calcolo della velocità), e i raggruppamenti logici sono di 2 tipi, di classe  (relazione simmetrica, A=B) e di relazione (relazione asimmetrica A>B).
    Il dècalage è il fenomeno dello sfasamento temporale nella acquisizione di diverse nozioni di conservazione (è un elemento a sfavore della teoria di Piaget e sui suoi esperimenti sulla conservazione di lunghezza).
    Le operazioni di classificazione vennero studiate da Piaget per capire come i bambini classificano (al di sotto dei 5 anni solo con collezioni figurali), che individuò la moltiplicazione logica di classi simmetriche che permette di costruire una terza classe partendo da 2 (tennisti, nani, nani tennisti).
    Le operazioni di seriazione dove si possono sommare, sottrarre e moltiplicare classi asimmetriche, serie, dove una certa proprietà è condivisa in maniera diversa da ciascuna classe, e la seriazione moltiplicativa consiste di ordinare in un unico schema, una tavola a doppia entrata, due serie di oggetti.
    Le operazioni di numerazione come sintesi di classe e di serie sono acquisite secondo Piaget non solo con l'insegnamento scolastico, ma possono essere infierite grazie alle strutture mentali e posson essere usate senza conoscerne i concetti in diverse situazioni.
    Le operazioni infralogiche riguardano relazioni spazio temporali e parte-tutto, e tra queste ci sono la conservazione della distanza, la conservazione della lunghezza, la scoperta del diverso tipo di ombra a seconda della posizione.
  4. Lo stadio operatorio formale: pensiero ipotetico deduttivo: è in grado di compiere operazioni logiche su premesse non fattuali ma puramente ipotetiche, ci sono nuove strutture mentali: il gruppo INRC delle 4 trasformazioni (se A>B e la differenza tra A e B è a, allora +a-a=0, differenza e annullamento, reversibilità per inversione e per reciprocità, e concetto di proporzioni), la logica delle proposizioni (opera su affermazioni che collegano dei fatti: a*b V c*d, concetto di oppure).
    Il pensiero ipotetico deduttivo consiste di formulare ipotesi e di verificare sistematicamente tutte le possibilità escludendo i casi falsi, nel concetto operatorio-formale la realtà non costituisce la fonte dei propri atti di conoscenza ma viene vista come una delle manifestazioni del possibile.
Secondo Piaget una persona partecipa attivamente alla costruzione dei propri processi conoscitivi e ciò è possibile grazie alla progressiva maturazione del sistema nervoso, indispensabile per lo sviluppo cognitivo, ma non unica caratteristica coinvolta nel processo di sviluppo, c'è anche l'esperienza acquisita, intesa come esercizio di ripetizione, l'esperienza logico matematica, e in generale l'esperienza può accellerare lo sviluppo.
Anche l'interazione sociale e il linguaggio servono allo sviluppo, dove le strutture cognitive base sono indispensabili per lo sviluppo del linguaggio.
Secondo Piaget la costruzione della conoscenza è un processo individuale, non sociale o determinato culturalmente.
La trasmissione può accellerare il raggiungimento della maturazione di uno stadio, ma non può giustificare il passaggio da uno stadio ad un altro.
Il vero fattore causale dello sviluppo risiede nel fattore d'equilibrio, equilibrio tra perturbazioni esterne e attività del soggetto, e l'accomodamento è in grado di compensare le perturbazioni esterne.
Le strutture motorie e cognitive tendono a costruirsi sistemi sempre più coordinati ed integrati, e l'equilibrio è raggiunto grazie ai feedback dell'ambiente e l'autoregolazione.
Secondo Piaget, l'equilibrio cognitivo è un prolungamento dell'equilibrio dei sistemi biologici autoregolatori e la sua forma più evoluta consiste nell'equilibrio dei sistemi logici-matematici, e lo squilibrio generato dal conflitto può portare a delle regolazioni che creano forme di equilibrio più avanzate.


Gli sviluppi della teoria di Piaget


L'analisi dei compiti nella teoria di Piaget ha suscitato molto interesse, per via della sua capacità di definire in modo preciso le abilità e le competenze richieste nei compiti.
Tuttavia ci sono state diverse critiche alla teoria di Piaget, ad esempio è stato fatto notare che tramite l'uso di materiale significativo e situazioni familiari è possibile abbassare l'età in cui una certa competenza si manifesta (a differenza delle età segnalate da Piaget).
Inoltre non è stato dimostrato che per tutta la durata di uno stadio le strutture cognitive funzionino allo stesso livello, e ci son diverse prove che dimostrano che non c'è stabilità nelle risposte che uno stesso soggetto fornisce a compiti diversi, e ciò va contro l'idea di un'unica organizzazione sottostante al funzionamento mentale di un dato stadio.
Flavell ha affermato che quando lo stadio sta per concludersi vengono risolti tutti i problemi tipici dello stadio, e che diverse strutture dello stadio si sviluppano parallelamente ma possono richiedere tempi diversi.
Il concetto di equilibrio è stato criticato perchè non sembra dare una buona spiegazione di sviluppo dato che non è chiaro quali situazioni sono in grado di produrre lo squilibrio.


Il ruolo dell'esperienza e dell'apprendimento
Piaget non assegna un ruolo rilevante all'esperienza e ritiene che lo sviluppo sia autoregolativo e non possa subire sostanziali modificazioni tramite apprendimento.
L'apprendimento non può far passare da uno stadio ad un altro, tuttavia questo concetto sembra superato, e lo stesso Piaget ha affermato che l'apprendimento può avvenire se c'è disequilibrio.
Diversi autori oggi sostengono che è possibile influenzare il ritmo dello sviluppo cognitivo con l'apprendimento.

Il ruolo dell'interazione sociale
Un gruppo di ricercatori della scuola di Ginevra ha ipotizzato che l'interazione sociale sia in grado di indurre una perturbazione cognitiva in grado di innescare la ricerca di un'organizzazione mentale di livello superiore, e che tale perturbazione sia più efficace di quella prodotta in solitario.
Quindi secondo recenti ricerche il conflitto interindividuale è un fattore più potente ed efficace del conflitto intraindividuale.

Studi recenti sul ragionamento logico
Recenti ricerche han dimostrato che l'applicazione di corrette regole logiche non richiede sempre il raggiungimento dello stadio operatorio-formale.
Inoltre si pensa che la logica sia inadeguata come strumento interpretativo dello sviluppo mentale, e molti ricercatori credono nell'esistenza di diversi sistemi inferenziali che sono sensibili al contenuto e al tipo di formulazione del problema.
La critica principale va quindi alla legittimità di assumere la logica come modello per l'indagine psicologica.


Lev Semenovic Vygotskij


Il russo Vygotskij fondò la teoria storico-culturale.
Vygotskij ritiene che la storia dell'umanita sia il prodotto di 3 linee evolutive: la maturazione biologica (responsabile dell'evoluzione dagli animali all'uomo), lo sviluppo-storico culturale (ha prodotto l'evoluzione umana), lo sviluppo ontogenetico (l'appropiazione dei significati della cultura da parte della persona).
Lo sviluppo della persona può essere visto come un processo di interiorizzazione di attività che hanno favorito lo sviluppo della vita sociale e la mediazione tra le persone.


Pensiero e linguaggio
Vygotskij entrò in aperta polemica con Piaget, dato che questi riteneva che lo sviluppo del pensiero nelle prime fasi fosse autistico e poi egocentrico, mentre Vygotskij riteneva che la prima forma di attività intellettuale fosse attiva, e che la socialità sia un dato primario.
Da una originaria funzione sociale si sviluppano 2 forme: un linguaggio esteriore per comunicare con gli altri e uno interiore per se stessi.
Nella prima infanzia il bambino parla a se stesso, commenta le sue azioni, ma poi col tempo impara ad interiorizzare e non manifesta più queste espressioni, ma le tiene per se.
Il linguaggio egocentrico e quello interiore costituiscono una componente fondamentale dell'attività razionale, il linguaggio interiore è una forma di pensiero che si struttura usando le regole della lingua, le parole e i loro significati logici, ed è una guida di anticipazione al comportamento.
Nella fase prelinguistica il bambino è in grado di inventare ed usare strumenti per adattarsi all'ambiente, nella fase preintellettuale del linguaggio ci sono vocalizzazioni e prime parole per esprimere emozioni.
Nei primi anni di vita c'è l'intelligenza non ancora verbale e il linguaggio non ancora razionale.

Formazione dei concetti
Il metodono della doppia stimolazione è stato usato per studiare le fasi e le modalità attraverso le quali viene costruito il significato della parola.
Sono state identificate 4 fasi:
  1. la fase dei mucchi in cui non si tiene conto nè del nome, nè delle proprietà degli oggetti e si formano dei mucchi sulla base della vicinanza spaziale.
  2. la fase dei complessi, in età scolare, tentativi di individuare dei legami obbiettivi basati sull'associazione e non sull'identificazione di caratteristiche rilevanti.
  3. la fase degli pseudoconcetti dove il raggruppamento coincide per le caratteristiche esterne con il concetto
  4. la fase dei concetti, con l'adolescenza, il pensiero ha acquistato la forma adulta
Lo sviluppo della memoria logica
Secondo Vygotskij tutto lo sviluppo psicologico può essere descritto in termini di processo di interiorizzazione tra realtà esterna e attività pratiche o intellettive.
La trasformazione di attività naturali in funzioni psichiche superiori è uno dei risultati del processo di interiorizzazione di mediatori simbolici offerti dalla struttura sociale e culturale.
Nei livelli evolutivi inferiori il ricordare non comporta nessuna attività strutturante del soggetto, mentre più avanti la memorizzazione viene messa sotto il controllo di strumenti ausiliari, dei mediatori di supporto a strategie simboliche.

La zona di sviluppo prossimale ZSP
Consiste nella differenza tra il livello di sviluppo di un bambino nel risolvere un compito da solo (il livello di sviluppo effettivo) e il livello di sviluppo potenziale (grazie all'aiuto di un adulto o di altri).
La zona di sviluppo prossimale è il rapporto tra lo sviluppo spontaneo e apprendimento e indica le tappe dello sviluppo non ancora raggiunte, ma in fase di raggiungimento.


Jerome Bruner


Fonda nel 1960 il Centro per gli Studi Cognitivi di Harvard.
Secondo Bruner il comportamento umano viene analizzato come sequenze di atti guidati da scopi, come il prodotto di strategie, cioè regole che l'individuo usa in modo flessibile secondo l'obbietivo o la situazione.
Bruner è funzionalista e si oppone al concetto di stadio e ritiene che l'organizzazione del comportamento può essere compresa solo tenendo conto degli scopi.
L'intelligenza è concepita come un'insieme di strategie per risolvere problemi e prendere decisioni e gli strumenti cognitivi dell'intelligenza sono i sistemi di codifica che consistono in modi di trattare le informazioni (come la costruzione di concetti, il ragionamento probabilistico), e il funzionamento psichico si basa anche su teorie ingenue, interpretazioni ed euristiche.


Rappresentazione esecutiva ed iconica
I sistemi di codifica variano e si sviluppano, attraverso 3 forme di rappresentazione: l'azione, l'immagine e il simbolo.
La rappresentazione esecutiva è caratteristica del primo anno di vita e si manifesta con la manipolazione, la percezione, l'attenzione e l'interazione sociale.
Le azioni sono continuamente sottoposte a confronto tra lo stato desiderato e quello attuale e l'esperienza migliora le abilità.
La pratica rende abili e consente la liberazione di risorse attentive, questo è il processo di modularizzazione.
Con lo sviluppo si ha il passaggio dalla capacità di svolgere una sola attività per volta a quella di concatenare gerarchicamente più azioni.
La rappresentazione iconica codifica la realtà attraverso percetti e immagini interne, l'immagine consente di evocare mentalmente una realtà non presente per poter elaborare nuove informazioni, e fino ai 6-7 anni la rappresentazione iconica è il sistema di codifica più usato.

Rappresentazione simbolica
Rappresenta la realtà attraverso simboli e segni convenzionali.
Una volta che il linguaggio viene interiorizzato come strumento cognitivo, il bambino ha un sistema di codifica della realtà più potente e flessibile.
Con la rappresentazione simbolica si ha lo sviluppo di categorie concettuali, la formulazione di aspettative, il saper compiere inferenze.
E' tipico dell'informazione simbolica il codificare la realtà andando al di là dell'informazione data.
Bruner riconosce che il cervello modella la cognizione, ma anche che la cultura estende il pensiero oltre i suoi limiti naturali.
L'acquisizione di sistemi di codifica nuovi è solo in parte dovuta al tipo di abilità possedute dall'individuo in quel momento, perchè svolgono un ruolo importante anche tutti gli altri fattori, come quelli contestuali, è per questi pensieri che Bruner rappresenta il contestualismo.

Secondo Bruner tutti i processi mentali hanno un fondamento sociale e la struttura della cognizione umana è influenzata dalla cultura attraverso i simboli e le ideologie.
Non si può concepire un individuo fuori dalla cultura, essa trasmette una teoria delle azioni umane, fornisce agli individui un insieme di credenze, e gli individui compiono azioni coerenti con quello che credono.
Credenze e valori della cultura vengono trasmessi attraverso il linguaggio, e un potente strumento è la narrazione.
Il pensiero narrativo è un modo per rappresentare gli eventi e quindi trasformarli in oggetti di consapevolezza e riflessione, ed esso non ha come obbiettivo la verità, ma riguarda la realtà psichica.
Il pensiero narrativo nasce dal bisogno di dare un senso all'esperienza, di mettere in relazione gli stati psichici con la realtà esterna.
I racconti sono potenti mezzi di socializzazione e formazione, ed attraverso ad essi i bambini diventano membri a pieno titolo della loro cultura.


Katherine Nelson


La studiosa americana Nelson si è occupata dello sviluppo della conoscenza dal punto di vista dei contenuti, con lo scopo di comprendere il sistema concettuale e la memoria a lungo termine (MLT).
La MLT è divisa in memoria episodia (la memoria autobiografica, personale, che conserva le informazioni in modo associativo, cronologico e legato ai contesti spazio temporali) e la memoria semantica (i concetti, gli eventi e le situazioni che si ripetono in maniera stabile e condivisa socialmente).
Accedere ai contenuti della memoria episodica è più difficile che accedere a quelli della memoria semantica.
Il sistema semantico si ha perchè la memoria semantica organizza le conoscenze utilizzando principalmente il sistema linguistico, ed essa contiene rappresentazioni mentali astratte come gli schemi e i concetti.
Il concetto si riferisce a elementi con proprietà simili e che sono equivalenti perchè hanno quelle proprietà in comune (es oggetto blu) che prescindono dal tempo e dal luogo.
Lo schema è una struttura che organizza un insieme di elementi collegati tra loro da relazioni spazio-temporali, all'interno della quale ciascun oggetto svolge una funzione (es gioco di ruolo che ha una serie di concetti organizzati).
Lo script è un particolare tipo di schema che si riferisce a tutte le azioni che compiamo, in modo e contesti condivisi socialmente, per raggiungere uno scopo.
Lo script è una struttura di conoscenza precedente al concetto.


Lo sviluppo della memoria semantica
Memoria semantica ed episodica non sono indipendenti ma tra loro avvengono degli scambi.
Secondo Nelson gran parte delle conoscenze del bambino nei primi anni di vita consistono in script, ad eventi in cui il bambino partecipa attivamente, e che la conoscenza basata sullo script precede la conoscenza concettuale, e che proprio dallo script si sviluppi il sistema concettuale.
La prima vera forma di conoscenza consiste nella rappresentazione di eventi e viene costruita dalle esperienze fornite dalla partecipazione a situazioni ripetitive, dalla fine del primo anno di vita essa è la più primitiva forma di conoscenza perchè è preceduta dalle categorizzazioni percettive.
Infatti, già dal primo anno di vita il bambino regola il proprio comportamento sulla base delle somiglianze e differenze percettive della realtà, e le prime forme di discriminazione percettiva si manifestano già dai primi mesi, si ha quindi una capacità innata a cogliere differenze e somiglianze.
Il passo successivo dello sviluppo è la capacità di costruire contenuti mentali stabili ed astratti, dove il mondo degli oggetti e delle persone sono collocati all'interno di contesti d'azione che li rendono significativi.
Nella prima fase delle sviluppo la rappresentazione dell'evento è globale e indifferenziata, è poco più che una sequenza di immagini percettive, mentre quando l'evento (o l'oggetto) può essere concettualizzato come entità a sè stante, può essere rappresentato di per sè.
Il percorso evolutivo va dalle categorizzazioni percettive alla rappresentazione globale ed indifferenziata degli eventi, all'enunclazione dei diversi elementi che partecipano agli eventi, e da quel momento la conoscenza dello script diventa sempre più completa, astratta e precisa, e procede il concetto di costruzione del sistema concettuale.

Sviluppo del sistema concettuale
La fase del nucleo funzionale si ha quando un oggetto viene riconoscito per quello che fa (es. la penna è quell'oggetto che scrive), progressivamente attraverso diverse interazioni si raggiunge la conoscenza degli attributi percettivi.
L'individuazione degli attributi fisico-geometrici qualificanti passa attraverso la formulazione di ipotesi, e solo quando questa scoperta è avvenuta, dopo ripetute prove si forma il concetto.
Inizialmente, il concetto così formato è una rappresentazione isolata, successivamente si riesce a metterlo in relazione con altri concetti in base a relazioni logiche, e questo sistema concettuale non viene completato prima dei 6/7 anni.
Intorno ai 4 anni il concetto è legato all'esperienza, e l'associazione tra concetti è solo tematica, successivamente invece c'è una relazione basata su somiglianze e differenze tra concetti che si trovano allo stesso livello di astrazione (es: cane, gatto), e solo nell'età scolare appaiono le categorie concettuali (secondo Nelson), insiemi di concetti gerarchicamente organizzati.
L'inserimento dei concetti in un sistema gerarchico mediato dal linguaggio determina la costruzione del sistema semantico.

Lo sviluppo dello script
E' uno sviluppo graduale che avviene per esperienza diretta e per l'intervento di operazioni cognitive sempre più raffinate.
Nelson con il suo metodo di indagine del resoconto spontaneo ha scoperto che già a 3 o 4 anni gli script contengono le azioni e i ruoli dei partecipanti e degli oggetti principali, e le sequenze sono ordinate per spazio-tempo, anche se i resoconti sono ancora poveri.
Più avanti si definiscono meglio gli slot che costituiscono lo script, e ciascuno slot incorpora sempre più esemplari.
Gli script dei bambini più piccoli sono caratterizzati da una certa rigidità e stereotipia.
Col tempo i protocolli di risposta diventano: sempre più simili tra loro (non son più semplici resoconti), sempre più schematici e privi di dettagli irrilevanti, sempre più ricchi nel numero di attività citate, con una struttura temporale sempre più definita.


La teoria della mente


Sviluppata alla fine degli anni 80, è costituita da rappresentazioni che riguardano altre rappresentazioni mentali, proprie o altrui, riguarda le intezioni, le credenze, i desideri, ovvero l'insieme degli stati mentali non sono osservabili sottostanti al comportamento osservabile.
E' detta ingenua perchè non corrisponde a conoscenze scientifiche e può essere identificata con la psicologia del senso comune.
Essa ci mette in condizione di convincere qualcuno a fare qualcosa, a dissuaderlo, ad ingannarlo, quindi quando possiamo rappresentare gli stati soggettivi dell'altro in relazione al suo comportamento, possiamo modificarli in diversi modi.
Fino ai primi 2 anni di vita c'è una concezione di comportamento legato al desiderio (psicologia del desiderio), e solo col tempo si inizia a capire che le azioni non sono guidate solo dai desideri, ma anche dalle credenze.
Inizialmente vengono prese in considerazioni solo le credenze vere, poi si ha la comprensione della falsa credenza (cioè, quando si capisce che gli altri possono agire guidati da credenze sbagliate), e a questo punto si ha l'effettiva capacità di rappresentare mentalmente le rappresentazioni altrui.
Secondo Leslie il gioco simbolico è un precursore della teoria della mente, perchè ha la capacità di rappresentare una realtà diversa da quella reale.
Camaioni ha individuato un altro precursore che è la struttura protodichiarativa, appare già nella seconda metà del primo anno e consiste nel comportamento di richiamare l'attenzione della madre su un oggetto per condividere con lei l'interesse per quell'oggetto, cioè si rivolge a lei perchè crede di poter influenzare la sua attenzione.
Leslie ha studiato l'autismo infantile correlandolo alla teoria della mente, in quanto è un deficit cognitivo che consiste nell'incapacità di rappresentare gli stati mentali altrui.
Premack e Woodruff hanno dimostrato che gli scimpanzè sono in grado di rappresentarsi la mente dell'altro.



Misurazione d'intelligenza


I test d'intelligenza vengono usati già per i bambini di 4 anni per misurare il loro QI, che è il rapporto tra età mentale ed età cronologica.
Il vecchio sistema per calcolare singolarmente il QI non è più usato, ed è stato sostituito dal confronto con le prestazioni di altri bambini della stessa età, e in media, un quoziente pari a 100 indica una prestazione superiore alla media.
Attualmente esistono lo Stanford-Binet e il Wechsler Intelligence Scale for Children (WISC-R), il quale è formato da 10 sotto-test divisi in 2 gruppi: verbali sulla cultura generale, comprensione generale, aritmetica, e test di adattamento su capacità percettive, logiche non verbali e spaziali.
  

I test d'intelligenza sono stati criticati su 2 punti: il primo è che la concezione di intelligenza è vista come una capacità unitaria e stabile, il secondo è che può essere usato per discriminare e non è molto attendibile per bambini provenienti da altre culture.

Secondo Howard Gardner esistono 6 tipi di intelligenza: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestesica (controllare i movimenti del corpo e maneggiare oggetti) e personale (comprensione di se stessi e degli altri).

 
Robert Sternberg ha proposto la teoria triarchica dell'intelligenza, che prende in considerazione 3 componenti dell'intelligenza: intelligenza componenziale (esecuzione dei compiti), intelligenza esperienziale (di tipo creativo), intelligenza contestuale (buon adattamento sociale).
Ciascuno di noi possiede tutte 3 queste intelligenze, anche se di solito siamo specializzati solo in una di esse.

L'Assessment in Infancy è una scala ordinale che misura il raggiungimento delle varie competenze sensomotorie.

I fattori che influenzano il rendimento al test d'intelligenza possono essere di tipo ereditari ed ambientali.
Secondo alcune ricerche possono essere ereditate alcune abilità intellettuali, e l'ambiente familiare ha un effetto significativo sul rendimento nel test.

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