domenica 19 febbraio 2017

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Psicopatologia (13/25): Teoria sui meccanismi di difesa

L'evoluzione del concetto di difesa psichica da Freud ad oggi


Secondo Freud, i meccanismi di difesa servono a tenere lontani i pericoli, ma essi stessi possono trasformarsi in pericoli.
L'importanza dei meccanismi di difesa è riconosciuta da tutti, tanto che nel DSM-IV è sta introdotta una scala di valutazione del funzionamento difensivo.
Il meccanismo di difesa agisce per lo più inconsciamente, con lo scopo di proteggere l'individuo dall'eccessiva ansia (dovuta a desideri e pensieri inaccettabili), e nella moderna concezione delle difese è stata introdotta una ulteriore funzione: la protezione del Sé, dell'autostima e l'integrazione del Sé.
Il concetto di difesa non deve essere inteso più solo come forza intrapsichica risolutrice di conflitti, ma anche come elemento centrale nello sviluppo di pattern relazionali più o meno adattivi.
Altri contributi al concetto di difesa sono stati forniti dal cognitivismo e dalla teoria dell'attaccamento.


Sigmund Freud: le origini
Lo studio dei meccanismi di difesa porta lo spostamento dell'attenzione dallo studio della dimensione biologica del conflitto a quello della dimensione dell'organizzazione strutturale della personalità, dove la regolazione intrapsichica tra Es, Io e Super-Io regola il funzionamento dell'adulto nel suo modo relazionale.
Freud parla prima del meccanismo della rimozione, per poi ampliare la gamma con l'humor, la distorsione, la fantasia, lo spostamento, la repressione e l'isolamento, e inizialmente li considera come meccanismi di difesa dell'Io contro le angosce, successivamente parla di meccanismi di difesa come modalità differenziale di gestire gli affetti.
Freud distingue in rimozione primaria (espelle e tiene lontano qualcosa dalla coscienza) e rimozione secondaria (dove afferma che tutte le rimozioni si producono nella prima infanzia, come difese primitive, e che negli anni successivi non si formano nuove rimozioni, ma l'Io continua ad avvalersi di quelle già esistenti).
Lo scopo dell'analisi è far si che l'Io revisioni queste rimozioni, demolendole completamente o ristrutturandole con materiale più solido in modo che non cedano alle nuove pulsioni.
Secondo una prima ipotesi di Freud, la rimozione di contenuti inaccettabili dalla coscienza da parte dell'Io, induce una trasformazione chimica della libido associata alle rappresentazioni rimosse, determinando così l'insorgenza dell'angoscia, che sarebbe dunque una conseguenza della rimozione, dove i sintomi sono una conseguenza del ritorno del rimosso e un compromesso tra le forze rimoventi e le pulsioni rimosse.
I meccanismi di difesa sono dunque processi di cui si può essere consapevoli, che vengono attivati dalla parte realistica e matura della personalità e che hanno come esito lo sviluppo dell'angoscia (anche se poi Freud sostiene che le persone non sono consapevoli dei propri meccanismi di difesa).
Successivamente Freud propone una seconda ipotesi, affermando che i meccanismi di difesa sono processi attivati dall'Io quando un segnale di angoscia avverte della presenza di un pericolo proveniente dalla realtà esterna, dalle pulsioni dell'Es o dal Super-Io, l'angoscia è dunque la causa e non l'esito delle difese, che sono meccanismi inconsci e discreti che l'Io usa in ottemperanza al principio di piacere per evitare il verificarsi di un trauma.
In questa seconda visione l'attività di pulsione è connessa al principio di coazione a ripetere e non al principio di piacere, e secondo Freud, il trauma avverrebbe a causa dell'eccessivo ed improvviso aumento di energia (proveniente da impulsi sadici e anali), a cui l'Io non riuscirebbe a far fronte (quindi i meccanismi di difesa servono per prevenire il trauma).
Secondo Freud, l'ossessivo non rimuove le rappresentazioni dei desideri infantili inaccettabili, ma le isola da tutte le altre rappresentazioni e dagli affetti originariamente associati, così da rendere poco probabile la loro rievocazione, inoltre l'ossessivo può annullare retroattivamente le azioni che sente associate a desideri colpevoli con azioni di significato opposto, che seguono a ruota le prime.
Alcuni esempi di difese: l'innamorato idealizza il proprio oggetto d'amore, il fobico sposta l'affetto temuto su un oggetto interdetto, il paranoico proietta su un persecutore i suoi impulsi ostili che originariamente erano di natura opposta (desideri omosessuali), nel lutto ci identifichiamo con la persona scomparsa per provare meno dolore, il depresso prova un odio per se stesso che prima provava per la persona perduta con cui si è poi identificato, il masochista trasforma in attività la sua passività diventando sadico, il feticista scinde il proprio Io in una parte che sa dell'assenza del pene nelle donne ed in una che continua a negarla per cui il feticcio è un simbolo di questo pene per metà ritenuto reale e per metà no.
Le proprietà generali delle difese dell'Io sono:
  1. caratterizzano sia i quadri psicopatologici che quelli normali
  2. sono lo strumento principale con cui vengono gestiti gli affetti negativi
  3. sono inconsce
  4. sono discrete l'una rispetto all'altra
  5. possono essere reversibili
  6. possono essere sia adattive che patologiche
  7. quando ripetitive e inattuali, finiscono per preparare e favorire lo scoppio della nevrosi 

Anna Freud: la prima classificazione
Con la Freud si sposta l'interesse dall'Es all'Io, dall'analisi delle pulsioni a quella delle difese, teorizzando meglio l'aspetto adattivo delle difese e la loro relazione con le situazioni esterne.
I lavori importanti della Freud furono il libro L'io e i meccanismi di difesa e L'indice Hampstead, il primo tentativo di standardizzare materiale clinico relativo ai processi difensivi.
L'indice Hampstead cataloga in 2 categorie principali il materiale raccolto nella Hampstead Clinic per il trattamento analitico dei bambini: materiale generale del caso (dati e informazioni relative all'ambiente), materiale psicoanalitico (relazioni oggettuali, materiale pulsionale, fantasie, difese, sintomi, trattamento, ecc...), e si hanno 2 tipi di schede, l'indice del caso (dati del singolo caso) e indice per argomenti (tutti i casi attinenti a determinate voci).
Si distingue in meccanismo di difesa, che indica uno specifico meccanismo operativo, e misura difensiva, che descrive una manifestazione a carattere difensivo nell'ambito della quale non è possibile individuare un meccanismo specifico.
Le schede indicizzate sotto la voce "meccanismi di difesa" contengono: il tipo di difesa usata, se la difesa è impiegata contro angosce specifiche o in senso più generale, il contenuto che genera angoscia da cui ci si difende, un esempio dell'operare della difesa, una valutazione qualitativa (es. eccessiva, occasionale, ecc..), se la difesa è stata usata in una fase particolare del trattamento o nell'intero suo corso.
Questo indice è stato molto criticato dal punto di vista metodologico, a causa della poca certezza della cronologia delle difese, del loro collegamento a situazioni specifiche.
La Freud ha definito infine i criteri di valutazione della difesa: intensità, adeguatezza rispetto all'età, reversibilità, equilibrio tra le difese impiegate.

Joseph Sandler: conversazioni con Anna Freud
Sandler nel suo libro L'analisi delle difese, raccoglie le sue conversazioni con la Freud, parlando in particolar modo della famosa identificazione con l'aggressore, la difesa per cui introiettando un attributo dell'oggetto fonte d'angoscia il soggetto riesce ad assimilare un'esperienza angosciosa.
Sandler individua anche le dinamiche di responsività di ruolo, che si sviluppano durante l'analisi tra il paziente ed il terapeuta, e che sono una sorta di identificazione proiettiva dove il paziente spinge il terapeuta ad adottare atteggiamenti e stili relazionali impersonati da altri in periodi precedenti della vita del paziente.

Wilhelm Reich: la corazza caratteriale
Con l'espressione "corazza caratteriale" Reich si riferisce alle strutture difensive costruite durante l'infanzia e stabilizzate alla fine del complesso edipico per resistere agli insulti dell'esistenza.
Questa corazza, quando è nevroticamente rigida, finisce con l'ostacolare i processi terapeutici di cambiamento e autoconoscenza.
Secondo Reich, il carattere è un meccanismo di protezione narcisistico, lo considera un apparato psichico di protezione dall'angoscia, nato come difesa e compromesso tra le richieste dell'inconscio e quelle del mondo esterno, si sviluppa dal conflitto esistente tra desideri pulsionali e realtà esterna, ma si trasforma in un'armatura più o meno rigida a seconda delle soluzioni date al conflitto.
Secondo Reich l'unico modo per aiutare il paziente non è usare il transfert positivo (come sosteneva Freud), ma analizzare sistematicamente le sue difese.

Gli psicologi dell'Io
Secondo Hartmann, le operazioni difensive sono attuate dall'Io per mezzo di energia aggressiva e non per mezzo di libido sublimata (come sosteneva Freud), e per questo motivo i pazienti reagiscono aggressivamente quando non si ha tatto nell'approcciarsi alle loro difese.
Brenner parla di approccio funzionale all'interpretazione della difesa, e secondo lui ogni movimento dell'Io in grado di produrre una riduzione dell'ansia, di un affetto depressivo o la deviazione della tensione, può essere considerato una difesa.
Secondo Brenner non si può associare alcuna difesa specifica ad un dato livello di patologia o normalità, a differenziare il sano dal malato non è l'uso di una difesa piuttosto che un'altra, ma il modo in cui l'Io ricorre ai meccanismi di difesa.
Quindi l'Io è visto come un organo di adattamento che usa difese per affrontare le richieste del mondo esterno e del mondo pulsionale.
Secondo Schafer, le difese ostacolano l'espressione di contenuti indesiderati, permettendo però l'espressione di impulsi indesiderati, e quindi consentono la gratificazione (concetto di double agents: difese che difendono e contemporaneamente appagano).

Melanie Klein e i contributi post-kleiniani
La Klein si è occupata dei meccanismi primitivi di difesa, ovvero quei meccanismi particolarmente legati agli stati psicotici, sostenendo che le difese non si limitano a difendere l'Io da sentimenti di dolore, ma rappresentano anche principi organizzativi della vita psichica.
Psicotici sono quei meccanismi che vengono usati contro le angosce derivanti dall'istinto di morte, e sono: diniego, scissione, proiezione ed introiezione, identificazione proiettiva, idealizzazione.
La Klein distingue in difese nevrotiche e difese psicotiche, e a differenza della Freud (che era interessata al funzionamento delle difese), la Klein mirava ad individuare il contenuto profondo delle fantasie angosciose.
La Klein distingue in posizione schizoparanoide e posizione depressiva, affermando che praticamente tutti dalla nascita vivono questi conflitti interni, e concentrando lo sviluppo psichico in pochi mesi di vita.

L'identificazione proiettiva
E' un processo fantastico mediante il quale il bambino di pochi mesi mette nel seno della madre le sue feci, la sua urina e parti di sé cattive, che ha scisso dalle altre parti e per mezzo delle quali aggredisce e controlla il suo oggetto.
Così il bambino sente che la madre è gli elementi proiettati da lui, elementi proiettati dentro alla madre per controllarla dall'interno e giungendo all'esperienza dell'oggetto (madre) come parte di sé.
Oltre agli oggetti cattivi si possono proiettare anche quelli buoni, questo perchè: si vuole proteggerli dalle proprie parti interne cattive, si vuole rafforzare un oggetto esterno buono da cui ci si aspetta protezione, si vogliono limitare i danni causati dalla proiezione dell'oggetto cattivo (quindi il senso di identificazione proiettiva varia a seconda se ci si trovi nella posizione schizoparanoide o depressiva).
Secondo Heimann, un terapeuta può dedurre dai propri sentimenti di controtransfert quali sono le caratteristiche delle parti di sé, che il paziente ha collocato in lui tramite l'identificazione proiettiva.
Secondo Bion, il piccolo proietta nel seno della madre le sue sensazioni e emozioni non ancora pensabili (elementi beta) e questa le metabolizza per poi restituirle al piccolo (elementi alpha), le quali aiuteranno il piccolo a capire i beta anche in assenza della madre.
Ogden distingue l'identificazione proiettiva in 3 momenti: proiezione, pressione interpersonale (costringere l'altro a comportarsi in maniera conforme a quanto proiettato, il terzo soggetto) e reinteriorizzazione.
Altri concetti della Klein riguardano la scissione dell'Io, il seno buono e cattivo, gli oggetti parziali e totali, la riparazione e la rabbia.

Otto Kernberg: difese e organizzazione della personalità
Secondo Kernberg, gli affetti giocano un ruolo importante come sistema motivazionale indipendente, egli non considera solo i meccanismi di difesa come conflitto intrapsichico ma anche come parti delle relazioni oggettuali interiorizzate.
Kernberg distingue 3 livelli di gravità di disturbi di personalità: psicotica, borderline e nevrotica.
I pazienti borderline mostrano difese primitive dell'infanzia (ipotesi del continuum della gravità, concezione gerarchica) e anche un transfert primitivo (dove c'è la scissione del Sé), caotico e difficile da capire, che deve essere interpretato usando una precisa terapia (TFP, psicoterapia focalizzata sul transfert).
Secondo Kernberg i 3 criteri strutturali dell'organizzazione della personalità sono: livello di integrazione dell'identità (raggiungimento della costanza d'oggetto vs fissazione a stadi precedenti), meccanismi di difesa, esame di realtà (capacità di differenziare il Sé dal non-Sé e gli stimoli intrapsichici da quelli esterni).
L'organizzazione di personalità psicotica è caratterizzata da diffusione di identità, predominio di operazioni difensive primitive e perdita dell'esame di realtà, mentre i borderline sono caratterizzati dalla diffusione di identità e dal predominio di meccanismi di difesa primitivi (scissione, identificazione proiettiva e diniego).
La differenza tra gli schizoidi ed i borderline, è che i primi sono introversi e applicano il ritiro sociale mentre i secondi hanno temperamento estroverso, ma in entrambi c'è percezione dicotomica di Sé e degli altri, impoverimento delle relazioni interpersonali.
I nevrotici sono quelli messi meno peggio perchè hanno un Io abbastanza forte ed un buon contatto con la realtà, e questa categoria comprende gli isterici, gli ossessivi-compulsivi, i masochisti-depressivi, gli evitanti ed i dipendenti (e il loro meccanismo di difesa più usato è la rimozione).
Abend critica Kernberg affermando che i meccanismi di difesa da lui citati non sono esclusivi dei borderline piuttosto che degli psicotici, ma che le difese borderline possono essere usate anche dai nevrotici, anche se è vero che alcune difese sono più usate di altre a seconda del tipo di disturbo, e secondo lui si può ordinare in ordine cronologico e ontogenetico i meccanismi di difesa, ma è rischioso trarne conclusioni generiche sulla base delle osservazioni cliniche.

Dal modello intrapsichico al modello relazionale
Nel modello relazionale si è passati ad una visione dei meccanismi di difesa nel contesto delle relazioni e dell'influenza ambientale, a differenza della precedente visione del modello intrapsichico dove le pulsioni erano al centro dell'attenzione.

Donanld Winnicott: le difese contro i fallimenti ambientali traumatici
Winnicott differenzia in difese contro gli istinti pulsionali e difese contro i fallimenti ambientali traumatici (che possono generare adattamenti come il falso sé), parlando di madre sufficientemente buona e non, e di oggetti transizionali.
Winnicott individua una lista di agonie primitive con relative difese:
  • ritorno ad uno stato non-integrato (difesa: disintegrazione)
  • cadere per sempre (difesa: autocontenimento)
  • perdita della collusione psico-somatica e fallimento dell'insediamento (difesa: depersonalizzazione)
  • perdita del seno reale (difesa: uso del narcisismo primario)
  • perdita della capacità di relazionarsi con gli oggetti (difesa: stati autistici, relazione limitata a fenomeni interni)
La psicosi è vista da Winnicott, non come un crollo, ma come una organizzazione difensiva riferita ad una agonia primaria, e con il suo pensiero si inizia a pensare alle difese come fenomeni interattivi.

Heinz Kohut: le difese come protezione della fragilità del Sé
Secondo Kohut, i meccanismi di difesa sono soprattutto finalizzati a proteggere la fragilità del Sé, sistemi organizzati fin dall'infanzia contro i fallimenti empatici di oggetti-sé deludenti.
Egli distingue in scissione verticale (o semplice scissione) e scissione orizzontale (rimozione), dove la prima serve per separare il sé infantile che non ha ancora ricevuto risposte positive alle sue prime affermazioni di autonomia dal sé clamorosamente affermativo ma privo di valore, la seconda vuole celare il sé il cui sviluppo è stato bloccato, così da evitare i sentimenti di inferiorità e depressione che accompagnerebbero le sue manifestazioni.
L'aggressività è per Kohut una reazione difensiva al pericolo di frammentazione del sé, che consegue un fallimento empatico dell'oggetto-sé, e secondo la psicologia del sé, l'individuo trasferisce nelle relazioni interpersonali i propri bisogni e le proprie speranze in una esperienza riparatrice (es. idealizzazione).
Secondo Kohut bisogna avere piena consapevolezza dei significati inconsci del transfert, bisogna individuare le difese usate, chiarire come operano e interpretare come e contro cosa operano, e ci vuole un'atmosfera empatica di comprensione perchè i pazienti abbandonino le proprie difese.
Le difese narcisistiche individuate da Kohut sono: idealizzazione, svalutazione e onnipotenza.
Inoltre egli parla di deficit come mancanza di funzioni psichiche di cui si ha bisogno in determinate fasi dello sviluppo, inoltre Kohut parla di strutture psichiche mancanti intese come: strutture primarie (che si sviluppano in relazione alla responsività e alle cure del caregiver), strutture difensive (che colmano i deficit e creano la psicopatologia), strutture compensatorie (che si sviluppano quando il bambino può rivolgersi ad un caregiver sostitutivo).
I disturbi narcisistici nascono dunque dalla sovrapposizione difensiva usata per colmare l'assenza o il crollo di strutture compensatorie poco consolidate.

Arnold Modell: la teoria bipersonale delle difese
Secondo Modell, le difese non sono necessariamente organizzate contro le pulsioni, ad esempio, nel caso di gravi fallimenti empatici del caregiver esse si organizzano contro il rendersi conto di tali fallimenti.
Si tratta di autosufficienza come difesa, di un ripiegamento del sé, con evitamento dell'espressione dei propri bisogni nei confronti degli altri, ad esempio il bozzolo narcisista serve a difendere il soggetto dalla paura della dipendenza e della fusione (si protegge il sé con il non rapporto, con l'illusione dell'autosufficienza).

Psicoanalisi relazionale e intersoggettività: come cambia il concetto di difesa
La psicologia del sé ha favorito lo sviluppo di un approccio psicoanalitico centrato principalmente sullo studio dei processi che reciprocamente coinvolgono e influenzano paziente e terapeuta (intersoggettività).
Le resistenze e le difese ora vengono studiate nel contesto relazionale e Levenson afferma che bisognerebbe parlare di omissione e non di rimozione, dato che il primo è interpersonale mentre il secondo è intrapsichico.
Quindi il terapeuta cerca di capire come opera a livello interpersonale e relazionale il paziente, non studia solo la vita fantastica di questi, e distingue in fattori di tratto (aspetti stabili della difesa che si mostrano in molte situazioni interpersonali) e fattori di stato (aspetti specifici ed unici di ciascuna diade interpersonale).

John Bowlby: la teoria dell'attaccamento
Bowlby vede le difese come un fenomeno prevalentemente ambientale e interpersonale, e le considera come strategie cognitive fondate sull'esperienza affettiva.
La Fraiberg ha individuato i comportamenti difensivi adottati da neonati e bambini deprivati sono: evitamento della madre,  freezing (congelamento), fighting (lotta, attacco come difesa), trasfomazioni affettive, reversal (ribaltamento, rivolgersi contro di sé).
Sono stati fatti diversi studi su come i bambini affrontano lo stress della separazione, come quelli della Main, individuando lo stile di attaccamento disorganizzato (che deriva dal provare come spaventosa la figura di attaccamento a causa di abusi o maltrattamenti, figura vista come motivo e risoluzione dell'allarme).
Fonagy considera i modelli di attaccamento come meccanismi di difesa messi in atto dal bambino per affrontare gli stili di interazione delle figure di accudimento.
Inizialmente gli eventi mentali sono equivalenti al mondo fisico, successivamente il bambino acquisisce la capacità di fare finta, impara ad usare il pensiero simbolico.
Il bambino abusato o maltrattato ha la funzione riflessiva indebolita, perchè il riconoscere lo stato mentale di un altro che prova intensi sentimenti negativi nei suoi confronti, risulta pericoloso per lo sviluppo del sé, ed il significato degli stati intenzionali viene quindi distorto o negato.

I meccanismi di difesa nel terreno clinico comune
Lo studio e la valutazione dei meccanismi di difesa offre l'opportunità di riconciliare ed integrare i modelli teorici con le osservazioni empiriche.


Il modello gerarchico


Anna Freud è stata una delle prime ad affermare che le difese hanno un ordine cronologico e che stabiliscono relazioni con altre funzioni dell'Io e si orientano in senso patologico se vengono usate prima dell'età giusta o se vengono mantenute tropo a lungo dopo essa.
Una prospettiva evolutiva delle difese è stata affrontata da George Vaillant, il quale afferma che la comparsa di una difesa presa in modo isolato non è mai di per sé patognomonica di una determinata condizione diagnostica.
Nel modello di organizzazione gerarchica di Gedo e Goldberg la progressiva strutturazione dello sviluppo conduce verso una vita mentale sempre più complessa, dove meccanismi specifici sono predominanti in alcune fasi dello sviluppo (e cmq non nascono da zero, ma sono meccanismi che esistono già e che prima non venivano usati come difesa) e successivamente lasciano spazio ad altri meccanismi, anche se possono essere richiamati nuovamente se necessario (e i meccanismi possono mutare funzione per adattarsi ai nuovi compiti).
Secondo questi autori la prima difesa tipica che si incontra è la rimozione primaria (per far fronte alla stimolazione eccessiva di prima infanzia), ci sono poi la proiezione, l'introiezione, il diniego, la rinuncia.
Alcuni autori classificano le difese lungo un continuum di maturità-immaturità, definendo immature le difese che appartengono ai primi anni di vita e mature quelle che caratterizzano gli stadi successivi.
Diversi autori sostengono che le difese evolvano durante il processo evolutivo, per via della maturazione cognitiva legata allo sviluppo, mentre secondo Glover si ha una risposta al trauma piuttosto che una difesa come risposta al conflitto interno, e secondo lui il controinvestimento della rimozione non è una difesa vera e propria, ma il risultato dell'incapacità di erigere attivamente le difese.
Laughlin classifica le difese in low order (primitive e quasi magiche, sono l'incorporazione, la rimozione primaria e il diniego) e higher order (operanti in modo più complesso, compaiono con lo sviluppo e sono la razionalizzazione, la proiezione e l'identificazione).
Si può anche dire che una difesa può essere considerata immatura per un adulto ma non per un bambino, e cmq individui della stessa età possono usare lo stesso diverse difese prese da qualsiasi livello della gerarchia.
Il modello gerarchico:

  • implica una base di riferimento che non può essere costruita dalla sola linea temporale, ma anche dal grado di complessità, maturità, distorsione della realtà, ecc...
  • può anche implicare una stratificazione delle difese (alcune più profonde, altre più superficiali)
  • può affiancare un modello cronologico
Vaillant nella sua prospettiva gerarchica usa la dimensione temporale per costruire una gerarchia di difese basata sul livello di maturità, a sua volta legato al livello della patologia (quindi si ha un continuum che esprime 2 dimensioni diverse correlate: immaturità-maturità e psicopatologia-salute mentale), anche se questo modello è stato criticato da chi afferma che le difese non sono né mature né immature.
L'uso della difesa è determinato sia dal livello evolutivo del bambino sia dalla complessità cognitiva di quella difesa, inoltre sulla frequenza d'uso della difesa influisce il genere del soggetto.
Valestein ipotizza che le difese precoci sono vicine alle funzioni biologiche mentre quelle tardive hanno più a che fare con dimensioni sociali, inoltre alcuni studi hanno dimostrato che l'uso di diniego, proiezione e spostamento sono correlati con uno sviluppo carente dell'Io di chi le usa, mentre chi ha un Io ben sviluppato usa di più ascetismo, sublimazione e intellettualizzazione (quindi c'è correlazione tra stadi di maggior sviluppo dell'Io e uso di meccanismi di difesa maturi).
Inoltre, il diniego viene usato da individui con QI più basso, e secondo Spitz, il ruolo della madre è fondamentale nei processi che guidano i passaggi da forme primitive a forme più evolute di difese.
Si può dunque tracciare la storia evolutiva di ogni singola difesa e all'interno di questa storia possiamo poi trovare forme più precoci e più tardive della stessa difesa.
Le difese possono essere raggruppate sulla base di affinità concettuali, correlazioni empiriche, e per la loro capacità predittiva di altre caratteristiche, come il funzionamento globale del soggetto o la risposta al trattamento.


Adattamento: difese e coping


L'abilità di coping consiste nelle abilità e le strategie usate dall'individuo per far fronte agli eventi stressanti, considerati in una visione adattiva come sfide o circostanze da governare attraverso l'uso del pensiero o degli strumenti psicologici e sociali a disposizione.
Le tre risposte possibili adattive sono: defense (risposte riflesse associate a situazioni di pericolo-salvezza), mastery (capacità di affrontare i propri stati e processi psicologici come problemi da risolvere), coping (sviluppo di manovre strategiche e comportamenti efficaci per affrontare situazioni difficili e insolite).
Ci sono 3 ipotesi sulla relazione tra meccanismi di difesa e di coping:

  1. L'Io è provvisto di meccanismi di base per risolvere i grandi problemi della vita, che possono servire sia a scopo adattivo che difensivo, e quindi le strategie di coping rappresentano il modello normativo usato in circostanze normali e quindi adattivo (mentre in caso di eccessivo stress vengono usate le non normative)
  2. Le difese patologiche sono normali processi d'adattamento andati male
  3. Le difese sono sempre presenti e non necessariamente patologiche, però, dal momento che interferiscono con il test di realtà e indeboliscono l'Io, tendono a favorire l'espressione di quadri psicopatologici.
Nel modello dell'autoregolazione di Carver e Scheier, le strategie di coping corrispondono a sforzi di autoregolazione nei momenti difficili, dove l'efficacia dei comportamenti messi in atto ne determina il valore adattivo e l'eventuale disfunzione del processo è interpretata in termini di insuccesso del meccanismo di autoregolazione piuttosto che di difese più o meno patologiche.
Per autoregolazione si intende l'insieme dei processi di feedback che direziona il comportamento al fine di realizzare gli obiettivi prefissati, il tutto schematizzabile nell'integrazione circolare di 4 elementi: stimolo o input, valore di riferimento, sistema di comparazione, output o comportamento.
Secondo questi autori, conoscere una persona significa conoscerne gli obiettivi.
Esistono 3 classi di coping:
  1. coping focalizzato sul problema: l'insieme dei tentativi di rimuovere l'ostacolo o minimizzare l'impatto
  2. coping focalizzato sulle emozioni: l'insieme dei tentativi per ridurre la sofferenza emotiva causata dalle avversità
  3. coping di evitamento: l'insieme delle risposte finalizzate a evitare la consapevolezza dell'ostacolo o a bloccare qualsiasi tentativo di affrontare il problema
La scelta tra queste strategie di coping dipende dalle situazioni, dalle aspettative individuali e dall'atteggiamento generale considerato secondo le dimensioni pessimismo-ottimismo.
Secondo questi autori, alcuni possibili esiti possono essere:
  • misregulation: funzionamento inadeguato di una qualsiasi delle componenti del processo di feedback (quindi si agisce sulla base di informazioni sbagliate e lo stress deriva dalle conseguenze di queste azioni che non vengono riconosciute come proprie)
  • conflitto tra obiettivi: il desiderio di raggiungere più obiettivi contemporaneamente può creare stress e si può decidere di ridurre lo stress alternando gli obiettivi o scegliendo quali perseguire, scartandone alcuni, riorganizzando la gerarchia personale dei valori
  • dubbi automatici: dubbi che nascono a causa di precedenti ripetuti fallimenti, che possono portare ad arrendersi facilmente
  • interruzione prematura dello sforzo: i dubbi possono indurre al ridimensionamento degli obiettivi o il loro completo abbandono
  • incapacità di sostituire o abbandonare mete irrealizzabili
E' cmq certo difficile stabilire i precisi confini tra le difese ed il coping e Cramer suggerisce di adottare il termine processo adattivo in riferimento a qualsiasi risposta alle avversità.
La risposta di coping servirebbe per: ridurre l'effetto negativo, tornare il più velocemente possibile al funzionamento base, affrontare o risolvere il problema.
I meccanismi di difesa invece servono per: evitare ansia eccessiva o altre risposte emotive dirompenti, restaurare un livello di funzionamento confortevole.
Secondo Cramer il rapporto tra coping e meccanismi di difesa sono analizzati secondo 5 criteri:
  1. processi consci vs processi inconsci: il grado di consapevolezza della strategia messa in atto è ciò che più differenzia il coping dai meccanismi di difesa (coping = conscio)
  2. intenzionalità: il coping prevede decisioni razionali ed atti intenzionali mentre i meccanismi di difesa non sono frutto di una scelta e sono involontari (anche se le difese di alto livello come la repressione, che se considerata difesa pone il dubbio delle decisioni semiconscie)
  3. concettualizzazione gerarchica delle difese: non sembra ci sia interesse nell'ordinare gerarchicamente le capacità di coping, anche se alcuni autori hanno proposto una gerarchia verticale divisa in coping di livello inferiore (caratterizzato da manifestazioni emotive poco controllate), coping di livello intermedio (strategie usate in modo continuativo e quasi automatico), coping di livello superiore (manifestazioni atte a ridurre lo stress), inoltre alcuni autori parlano di differenziare il coping in base all'età cronologica
  4. costrutti disposizionali o situazionali: il concetto di meccanismo di difesa è disposizionale (stile difensivo come caratteristica individuale stabile e persistente), il coping invece dipende dalla situazione, anche se cmq è stato dimostrato che c'è l'influenza dei tratti di personalità anche nel coping
  5. normalità vs patologia: difese viste come patologiche e coping visto come la normalità, anche se è stato dimostrato che le difese possono essere adattive e non sempre patologiche
Alcuni autori affermano che le difese sono usate per fronteggiare gli impulsi, mentre il coping viene usato per fronteggiare la realtà, inoltre, non sempre le strategie di coping si associano ad effetti positivi (ad esempio il coping focalizzato sulle emozioni può portare a comportamenti disadattivi), e la divisione normale/patologico dipende dal tipo di meccanismo usato, dalla persistenza della risposta nel tempo e dalla frequenza con cui si ricorre a tale comportamento, indipendentemente che esso sia una difesa o una strategia di coping.


Osservazioni sul concetto di resistenza


Le resistenze hanno lo scopo di mantenere l'equilibrio, e secondo Freud la resistenza è qualsiasi cosa intralci la prosecuzione del lavoro analitico.
I transfert servono da resistenza all'accesso al materiale più profondo in terapia, ed ogni difficoltà che il paziente incontra durante la terapia può essere considerata una resistenza.
Le resistenze sono osservabili mentre le difese no, ma possono essere dedotte dalla resistenza stessa, della quale costituiscono la base psichica.
Secondo Kohut, la resistenza è il trasferimento dell'attività difensiva interiore del paziente alla situazione analitica stessa.
Freud afferma che i meccanismi di difesa contro i pericoli del passato ritornano nella cura sotto forma di resistenze e che quindi la stessa guarigione è trattata dall'Io come un nuovo pericolo, inoltre egli individua 3 forme di resistenza: inibizione, sintomo, angoscia.
C'è poi:

  • resistenza di rimozione (resistenza tramite regressione, isolamento, proiezione, interiorizzazione, annullamento retroattivo, rivolgimento contro se stessi, trasformazione nel contrario, sublimazione, formazione reattiva)
  • resistenza di transfert (resistenza contro il diventare consapevole dell'esistenza del transfert, resistenza contro la riduzione dinamica e genetica del transfert, interiorizzazione della complessiva esperienza transferale nell'Io del paziente)
  • resistenza da vantaggi secondari (resistenza dell'Io che proviene dal tornaconto della malattia)
  • resistenza dell'Es (resistenza tramite transfert negativo ed erotizzato)
  • resistenza del Super-Io (resistenza tramite relazione terapeutica negativa)
Gli atteggiamenti del terapeuta che risultano positivi per l'instaurarsi dell'alleanza sono: le difese del paziente, le sue aspettative di colpa e punizione, i suoi sentimenti problematici in relazione al terapeuta.
Etchegoyen ha individuato 5 forme di resistenza: passaggio all'atto, reazione terapeutica negativa, rovesciamento di prospettiva, fraintendimento e stallo terapeutico.
La resistenza d'identità consiste nella paura che l'analista inavvertitamente o deliberatamente possa distruggere il nucleo indebolito dell'identità del paziente, imponendogli invece la propria, così il paziente insiste che il terapeuta accetti la sua identità negativa come reale e necessaria.
Oggi si pensa alle resistenze come funzioni regolatrici della relazione terapeutica, un approccio che allontana dal modello intrapsichico ed avvicina a quello interpersonale, dove è importante la relazione di transfert (inteso come tutto ciò che il paziente porta nella relazione e resistenza, ed è parte del processo terapeutico).


Processo diagnostico e valutazione dei meccanismi di difesa


Skodol e Perry hanno proposto di includere i meccanismi di difesa nel processo diagnostico standardizzato, così nel DSM-IV è stata inserita una scala del funzionamento difensivo gerarchicamente organizzata in 7 livelli, comprende una sorta di asse del funzionamento difensivo ed un glossario dei meccanismi di difesa e degli stili di coping.
I meccanismi di difesa vengono divisi in gruppi affini concettualmente detti livelli difensivi, inoltre, per usare questa scala il clinico dovrebbe elencare fino a 7 degli stili di difesa specifici (partendo dal più rilevante) e quindi indicare il livello difensivo predominante osservabile nel paziente (andrebbe anche integrato di tutte le informazioni disponibili circa le modalità di difesa usate dal soggetto nel periodo precedente all'osservazione).
I livelli difensivi e i singoli meccanismi di difesa del Defensive Functioning Scale del DSM-IV sono:

  1. Livello della disregolazione difensiva: caratterizzato dal fallimento dell'organizzazione difensiva usata per contenere le reazioni del soggetto agli stress, che porta ad una netta frattura con la realtà oggettiva  (es. distorsione psicotica, negazione psicotica, proiezione delirante)
  2. Livello dell'azione: caratterizzato da un tipo di funzionamento difensivo che affronta i fattori stressanti interni o esterni usando l'azione o il ritiro da essa (es. acting out, aggressione passiva, lamentarsi ma rifiutare l'aiuto, ritiro apatico)
  3. Livello maggiore di distorsione dell'immagine: caratterizzato dalla grossolana distorsione o dall'attribuzione erronea dell'immagine di sé o di altri (es. fantasie autistiche, identificazione proiettiva, scissione dell'immagine di sé o degli altri)
  4. Livello del disconoscimento: caratterizzato dall'esclusione dalla coscienza di fattori stressanti, impulsi, affetti, idee o responsabilità spiacevoli o inaccettabili, con o senza l'attribuzione erronea di questi a cause esterne (es. negazione, proiezione, razionalizzazione)
  5. Livello minore di distorsione dell'immagine: caratterizzato da distorsioni nell'immagine di sé, del proprio corpo o degli altri, che vengono usate per modulare l'autostima (es. idealizzazione, onnipotenza, svalutazione)
  6. Livello delle inibizioni mentali (formazioni di compromesso): caratterizzato dal mantenimento fuori dalla coscienza delle idee, dei sentimenti, dei ricordi, dei desideri o delle paure potenzialmente pericolose (es. annullamento, dissociazione, formazione reattiva, intellettualizzazione, isolamento dell'affetto, rimozione, spostamento)
  7. Livello altamente adattivo: consente un adattamento ottimale nella gestione dei fattori stressanti, queste difese consentono la massima gratificazione e permettono di rendersi consapevolmente conto dei sentimenti, delle idee e delle loro conseguenze (es. affiliazione, altruismo, anticipazione, autoaffermazione, autoosservazione, humor, repressione, sublimazione)
Vaillant con i suoi studi ha documentato le correlazioni tra meccanismi di difesa e livello di salute mentale, tramite il Global Mental Health, misurato su scala 1-100, trovando per alcuni disturbi i meccanismi di difesa più usati.
Secondo Vaillant e Drake, l'identificazione delle difese è importante per la diagnosi e il trattamento clinico, e anche per la comprensione clinica dei diversi livelli di vulnerabilità infantile al trauma e agli insulti ambientali.
Secondo Brenner, è il sintomo, non il paziente, ad essere caratterizzato da una determinata difesa, sembra inoltre che esistano stili difensivi individuali e duraturi, e che non sempre ci sia una relazione specifica tra diagnosi e difesa.
Vaillant e Bond hanno affermato che le difese si riferiscono ad un aspetto del funzionamento umano indipendente da quello indicato dalla diagnosi, e che né lo stile difensivo predice la categoria diagnostica, né la diagnosi predice lo stile difensivo.
La difesa si riferisce ad una modalità particolare di affrontare il conflitto e lo stress, mentre la diagnosi riflette una costellazione di sintomi e segni.
Quindi, diagnosi e meccanismi di difesa non sono sinonimi, lo stile difensivo di un soggetto riflette il suo livello generale di adattamento, ma anche alcuni degli aspetti dinamicamente più salienti della configurazione diagnostica.
Secondo Perry, gli individui tendono ad usare le stesse difese nel tempo.


Dalla teoria clinica alla valutazione empirica


I meccanismi di difesa sono processi inconsci inferiti, che mediano tra impulsi, desideri, affetti, da un lato e proibizioni interiorizzate e/o la realtà esterna, dall'altro.
Cmq, non sempre i comportamenti possono essere ricondotti a sottostanti meccanismi difensivi, inoltre, le varie definizioni di difesa devono rispettare sia gli aspetti osservabili rilevanti, sia le regole che permettono di inferire come tali dati osservabili possono portarci alla conclusione che una determinata difesa è in atto.
La Defense Mechanism Rating Scale di Perry, consente di riconoscere i meccanismi di difesa mentre si svolge un colloquio o si legge la trascrizione di una seduta.
I meccanismi di difesa sono i sentimenti, i pensieri o i comportamenti tendenzialmente involontari, che sorgono in risposta a percezioni di pericolo e sono finalizzati, in modo più o meno adattivo, a nascondere o alleviare i conflitti o gli agenti stressanti che danno origine ad ansietà o angoscia.
L'adattività di una difesa è in funzione della sua rigidità, intensità e del contesto in cui questa si esprime.
Le principali caratteristiche dei meccanismi di difesa sono:

  • sono una risposta individuale per alleviare o eliminare le situazioni di conflitto o stress
  • sono lo strumento preferenziale con cui il soggetto gestisce gli istinti e gli affetti
  • generalmente sono automatici
  • caratterizzano i maggiori quadri psicopatologici
  • possono essere classificati in modo gerarchico, lungo un continuum adattamento-disadattamento
  • tendono a specializzarsi nei diversi individui, con l'uso delle stesse difese nelle stesse situazioni
La ricerca empirica ha senso se è capace di riconoscere e rispettare i livelli di complessità della realtà.
Ad un primo livello si hanno concetti come le diagnosi o gli stadi dello sviluppo, ad un livello intermedio si hanno le componenti o le dimensioni che danno origine alle categorie più ampie del primo livello, ad un terzo ed ultimo livello si hanno i microprocessi, aspetti più specifici come determinati comportamenti, atteggiamenti.
Si pensa che lo studio dei meccanismi di difesa appartenga al livello intermedio.

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sabato 18 febbraio 2017

Bloccare messaggi degli sconosciuti su Whatsapp

Una cosa che chi ama la privacy forse vorrà sapere, è come ricevere messaggi whatsapp solo dai contatti.
Con contatti ovviamente, si intendono tutte quelle persone che si hanno dentro la propria rubrica, amici e conoscenti che automaticamente vengono importati dentro Whatsapp.

La necessità di non ricevere messaggi whatsapp dagli sconosciuti, nasce ovviamente da un diritto legittimo di venir contattati solo da chi si conosce.
Non serve quindi essere un VIP famoso a rischio di fan molesti e stalkers, per non voler essere contattato da estranei, basta anche solo aver scelto di avere una ristretta cerchia di amici con i quali chattare su whatsapp.

Whatsapp solo amici

Come bloccare i messaggi degli sconosciuti su Whatsapp


Veniamo al succo della questione.
Devo subito dirvi, che al momento, whatsapp non da la possibilità di bloccare in automatico i messaggi degli sconosciuti.

Sembra assurdo, ma è così.
Ho cercato tanto, anche in forum in inglese, ma non ho trovato niente in merito. Neanche uno straccio di app che blocca in automatico i messaggi whatsapp di chi non si ha in rubrica.

Quindi, se qualcuno conosce il vostro numero di telefono, volendo può mandarvi un messaggio whatsapp.
Purtroppo, lo stesso può fare anche chi non conosce il vostro numero, magari azzeccandolo a caso... sto parlando ovviamente degli spammers.

Come fare allora per ricevere messaggi solo dai propri contatti whatsapp?
La risposta è semplice: basta bloccare tutti i messaggi di sconosciuti che arrivano su Whats App.
Purtroppo questa cosa non può essere fatta in automatico, ma quantomeno vi lascio un link su come bloccare un numero sconosciuto su whatsapp.

Questa soluzione manuale, con un po' di pazienza, vi consentirà di chattare su whatsapp solo con i numeri in rubrica.

Se poi volete aumentare la privacy su whatsapp, potete anche:

Un altro accorgimento utile per evitare di essere scocciati dagli sconosciuti, è quello di dare il meno possibile il vostro numero di telefono in giro.
Soprattutto su internet. Se dovete vendere qualcosa, non mettete mai il vostro numero di cellulare in chiaro negli annunci, perchè potrebbe venir preso da qualche spammer.

Seguendo questi accorgimenti, potrete di fatto riuscire a ricevere messaggi whatsapp solo dagli amici, riducendo al minimo la possibilità di essere importunati da estranei.

Questo ovviamente, in attesa che whatsapp aggiunga finalmente la funzione che tutti attendono, ovvero il blocco messaggi sconosciuti whatsapp di default.
Non appena uscirà questa funzione, aggiornerò questo post, in modo da avere una guida completa su come chattare su whatsapp solo con gli amici.

Disattivare notifiche Windows 10

Tra le varie opzioni che forse vorrai disattivare su "windows 10", forse ci sono le notifiche.
Questa funzionalità, magari utile in certi casi, ad alcuni può anche dare fastidio, quindi vediamo subito come disabilitare le notifiche su windows 10, in modo da non venir più disturbati in alcun modo.


Come disattivare le notifiche di Windows 10


Per poter dismettere le notifiche windows, seguire i seguenti passaggi:
  1. Andare in Impostazioni di windows (ricercabile da "cerca in windows")
  2. Cliccare su Sistema
  3. Cliccare su Notifiche e azioni
  4. Defleggare l'opzione Notifiche, ottieni notifiche delle app e altri mittenti

Disattivare notifiche Windows 10

Avrai così disattivato le notifiche di windows 10 in un solo colpo.
Da ora in poi non riceverai più alcuna notifica da parte delle app di windows, e potrai quindi usare il tuo computer in santa pace.

Ovviamente potrai riattivare le notifiche di win10 in qualsiasi momento, ripetendo questa procedura e cliccando sul bottone per attivare nuovamente questa funzionalità.
Leggi il post

Differenza date PHP (quanti giorni mancano ad una data)

Oggi volevo calcolare quanti giorni mancano ad una determinata data, e mi sono messo lì a fare i calcoli a mente.
Se però la data è abbastanza in là nel tempo, la cosa potrebbe non risultare poi così rapida e semplice, soprattutto senza un calendario alla mano.

Ecco dunque che ci viene in contro il php, con la sua bella funzione diff, che come suggerisce il nome stesso, ci consente di fare la differenza tra due date, e nel nostro caso specifico quindi, di calcolare la differenza in giorni.


Differenza date PHP (Diff)


Per calcolare quanti giorni mancano ad una data, usare la funzione Diff del php, come nel seguente esempio:

<?php
$dStart = new DateTime('2017-02-18');
$dEnd  = new DateTime('2017-04-15');
$dDiff = $dStart->diff($dEnd);
echo $dDiff->days;
?>


Nel codice sopra indicato, abbiamo creato due variabili di date (inizio e fine), da usare come range per fare la differenza date.
Usando poi la funzione diff, abbiamo fatto la differenza tra le due date, e l'abbiamo convertita in giorni (days) prima di stamparla a video.

Altri linguaggi di programmazione hanno la comoda funzione datediff che fa tutto in un colpo solo passandogli i parametri data iniziale, data finale, formato differenza (giorni, mesi, anni, ecc...).
Ma anche senza avere una php datediff, con la diff si può ottere praticamente lo stesso risultato.
Leggi il post

Psicopatologia (12/25): Il paziente ossessivo-compulsivo, evitante e dipendente

L'ansia e la paura sono i due fattori che accomunano il disturbo ossessivo-compulsivo, quello evitante e quello dipendente.


Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità


La differenza tra il disturbo ossessivo-compulsivo ed il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità è che i pazienti che hanno il primo hanno manifestazioni sintomatiche egodistoniche che vengono riconosciute come problematiche e ce se ne vuole liberare, mentre i pazienti che hanno il secondo hanno schemi di comportamento duraturi ed egosintonici.
I pazienti con il disturbo ossessivo-compulsivo sono molto devoti al lavoro e primeggiano in quelle professioni dove l'attenzione al dettaglio è essenziale.
I sintomi ossessivi sono associati più frequentemente con tratti di disturbo ossessivo-compulsivo di personalità piuttosto che con tratti di altri disturbi di personalità.


I criteri diagnostici del DSM-IV per il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità sono:

  • Un quadro pervasivo di preoccupazione per l'ordine, perfezionismo, e controllo mentale e interpersonale, a spese di flessibilità, apertura ed efficienza, che compare entro la prima età adulta e comprende almeno 4 dei seguenti elementi:
    1. attenzione per i dettagli, regole, liste, ordine, organizzazione o schemi, al punto che si perde lo scopo principale dell'attività
    2. perfezionismo che interferisce con il completamento dei compiti
    3. eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività, fino all'esclusione delle attività di svago e delle amicizie
    4. esageratamente coscienzioso, scrupoloso, inflessibile in tema di moralità, etica o valori
    5. è incapace di gettare via oggetti consumati o di nessun valore, anche quando non hanno nessun significato affettivo
    6. è riluttante a delegare compiti o a lavorare con altri, a meno che non si sottomettano completamente alle sue regole
    7. adotta una modalità di spesa improntata all'avarizia, sia per sé che per gli altri, il denaro è visto da accumulare in vista di catastrofi future
    8. manifesta rigidità e testardaggine 

Comprensione psicodinamica
I primi contributi psicoanalitici mettevano in relazione alcuni tratti del carattere, come l'ostinatezza, la parsimonia, l'ordine, con la fase anale dello sviluppo psicosessuale.
Contributi più recenti mettono in evidenza fattori come elementi interpersonali, stima di sé, gestione della rabbia e della dipendenza, stile cognitivo e problemi relativi all'equilibrio tra il lavoro e le relazioni emotive, ed in generale si può dire che questi soggetti soffrono di una mancanza di fiducia in se stessi, perchè magari da bambini non sono stati sufficientemente valorizzati o amati dai genitori.
Queste persone si sforzano di acquisire un completo controllo su ogni forma di rabbia e possono anche apparire accondiscendenti e ossequiosi per non far trapelare la rabbia.
Hanno paura di perdere il controllo, quindi cercano di attuare un controllo eccessivo su tutto, e dentro di loro c'è un bambino non amato, che ha scarsa stima di se e che pensa che gli altri preferirebbero non avere a che fare con lui.
C'è quindi la paura di perdere gli altri, che porta all'aggressività e a desideri distruttivi che sono in agguato nell'inconscio del paziente.
Inoltre, ricercano la perfezione (perchè credono che così riceveranno la stima dei genitori che gli è stata negata da piccoli) ma raramente sono soddisfatti dei propri successi, sono sempre molto razionali, logici, temono ogni situazione emotivamente non controllata (e la loro mancanza di emozioni può far allontanare gli altri).
La ricerca del dettaglio gli fa perdere di spontaneità e flessibilità ed inoltre, questi individui sono poco interessati alla vacanza ed al relax, sono molto abili verbalmente ma trovano difficoltà nella scrittura (per paura di commettere errori o non essere perfetti).
Quando le richieste di perfezione non sono soddisfatte per molto tempo, sopraggiunge la depressione, e la loro insicurezza deve essere tenuta nascosta, perchè questi individui temono l'umiliazione e la vergogna di mostrarsi insicuri, ma allo stesso tempo non vogliono apparire altezzosi.
Questi individui temono anche di mostrarsi dipendenti dall'amore, hanno paura del controllo, del dominio e dell'umiliazione sadica da parte degli altri.


Disturbo evitante di personalità


L'evitante desidera delle strette relazioni interpersonali ma ne è anche spaventato.
Questi individui evitano i rapporti e le occasioni sociali perchè temono l'umiliazione connessa con il fallimento ed il dolore connesso con il rifiuto.
Diversi studi sembrano dimostrare che la personalità schizoide è una variante del disturbo evitante di personalità, e che alcuni elementi della fobia sociale generalizzata e del disturbo evitante siano sovrapponibili e che quindi questi 2 disturbi probabilmente fanno parte di uno spettro che fa da ponte tra l'asse I e l'asse II.


I criteri diagnostici del DSM-IV per il disturbo evitante di personalità sono:

  • Un quadro pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, e ipersensibilità al giudizio negativo, che compare entro la prima età adulta, e che comprende almeno 4 dei seguenti elementi:
    1. evita attività lavorative che implicano un significativo contatto interpersonale, poichè teme di essere criticato, disapprovato o rifiutato
    2. è riluttante nell'entrare in relazione con persone, a meno che non sia certo di piacere
    3. è inibito nelle relazioni intime per il timore di essere umiliato o ridicolizzato
    4. si preoccupa di essere criticato o rifiutato in situazioni sociali
    5. è inibito in situazioni interpersonali nuove per sentimenti di inadeguatezza
    6. si vede come socialmente inetto, personalmente non attraente, o inferiore agli altri
    7. è insolitamente riluttante ad assumere rischi personali o ad ingaggiarsi in qualsiasi nuova attività, perchè questo può rilevarsi imbarazzante 

Comprensione psicodinamica
La timidezza e l'evitamento difendono nei confronti dell'imbarazzo, dell'umiliazione, del rifiuto e del fallimento.
La vergogna sembra essere un'esperienza affettiva centrale per questi pazienti, i quali temono ogni situazione in cui si trovano costretti a rivelare aspetti di sé che li rendono vulnerabili (e per questo si nascondono).
Questi individui si vedono deboli, incapaci di competere, fisicamente o mentalmente inadeguati, disordinati, disgustosi, incapaci di controllare le funzioni corporee o esibizionisti.
Questo disturbo sembra derivare da molte differenti esperienze evolutive in varie età, dato che la vergogna è presente già dall'ottavo mese di vita, quando c'è l'angoscia per la presenza di un estraneo.
Gli individui con uno stile di attaccamento evitante di solito da bambini si sono sentiti rifiutati dai caregiver e per questo in età adulta hanno paura a sviluppare relazioni d'amore.


Disturbo dipendente di personalità


Questi individui hanno una dipendenza così estrema da risultare patologica, non sono capaci di prendere decisioni da soli, sono insolitamente sottomessi, hanno sempre bisogno di rassicurazioni e non sono in grado di funzionare in maniera soddisfacente se qualcun altro non si prende cura di loro.
La diagnosi di questo disturbo viene raramente posta come diagnosi principale o esclusiva, perchè ha alte percentuali di comorbilità, specialmente con la depressione maggiore, il disturbo bipolare, alcuni disturbi d'ansia e disturbi d'alimentazione.
I pazienti borderline reagiscono all'abbandono con rabbia e manipolazione, mentre quelli dipendenti diventano sottomessi ed adesivi.
Questo disturbo viene diagnosticato più alle donne, anche se potrebbe essere per via di uno stereotipo di genere dove alle donne la dipendenza è attribuita come una cosa normale.


I criteri diagnostici del DSM-IV per il disturbo dipendente di personalità sono:

  • Una situazione pervasiva ed eccessiva di necessità di essere accuditi, che determina comportamento sottomesso e dipendente e timore della separazione, che compare nella prima età adulta e che comprende almeno 5 dei seguenti elementi:
    1. ha difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza richiedere una eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni
    2. ha bisogno che gli altri si assumano le responsabilità per la maggior parte dei settori della sua vita
    3. ha difficoltà ad esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere supporto o approvazione
    4. ha difficoltà ad iniziare progetti o a fare cose autonomamente
    5. può giungere a qualsiasi cosa pur di ottenere accudimento e supporto da altri, fino al punto di offrirsi per compiti spiacevoli
    6. si sente a disagio o indifeso quando è solo per timori esagerati di essere incapace di provvedere a se stesso
    7. quando termina una relazione stretta, ricerca urgentemente un'altra relazione come fonte di accudimento e di supporto
    8. si preoccupa in modo non realistico di essere lasciato a provvedere a se stesso 

Comprensione psicodinamica
E' probabile che in questi pazienti ci sia un modello pervasivo di rinforzo genitoriale sulla dipendenza che agisce in tutte le fasi dello sviluppo.
Le famiglie di questi pazienti possono essere caratterizzate da una ridotta espressività e da un elevato controllo.
Un attaccamento insicuro è un segno caratteristico del disturbo dipendente di personalità, molti pazienti sono cresciuti con genitori che in un modo o in un altro gli hanno comunicato che l'indipendenza era piena di pericoli.
Sembra ci sia una modesta influenza di componenti genetiche, oltre che di influenze ambientali.
La motivazione principale di questi pazienti è quella di ottenere e mantenere relazioni rassicuranti e supportive, e l'aggrapparsi agli altri spesso maschera l'aggressività.
Il comportamento dipendente può anche essere un modo per evitare la riattivazione di esperienze traumatiche del passato, quindi il terapeuta deve esplorare con il paziente ogni esperienza di separazione vissuto da questi nel passato.


Disturbo di personalità non altrimenti specificato


La categoria del disturbo di personalità non altrimenti specificato può essere usata per i disturbi di personalità misti.

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venerdì 17 febbraio 2017

Foto con effetti su facebook

Facebook ha da poco rilasciato una nuova funzionalità per la versione app mobile.
Trattasi di una bellissima nuova opzione che farà molto gola agli amanti dei selfie.
Sto parlando della possibilità di fare foto con effetti speciali.

Se già il social network più famoso del mondo era pieno di funzioni, con questa nuova opzione ha superato proprio se stesso.
Ma vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Foto con effetti su facebook

Come fare foto con effetti su facebook mobile


Come preannunciato sopra, sto parlando dell'app di facebook (per android, ios, windows phone), e non della versione web del social.
La nuova funzionalità consente infatti di scattare fotografie e di applicarci sopra dei bellissimi effetti.

Per iniziare ad essere un fb artist, clicca in alto a sinistra sull'icona della macchina fotografica.

Clicca sulla macchina fotografica

Si aprirà subito la fotocamera del tuo telefonino, o ti verrà chiesto di dare i permessi ad fb di accedere a questa funzione del tuo cellulare.
Adesso, inquadra il soggetto da fotografare, poi scorri con il dito in basso o in alto, per cambiare l'effetto in tempo reale sull'immagine ripresa dalla fotocamera.

Se poi vorrai applicare altri effetti, clicca sulla stella in basso a sinistra, per far apparire una serie di icone che rappresentano vari effetti speciali applicabili alle fotografie.

Clicca sulla stella

Scegli l'effetto

Da notare che, inquadrando un volto ed applicando alcuni effetti specifici, sarà possibile applicare delle maschere o dei trucchi sulle facce delle persone, in modo da scattare una fotografia da condividere su facebook, che sia davvero divertente ed unica.

Se poi il tuo telefono cellulare ha anche la fotocamera frontale, cliccando sulla doppia freccia rotonda potrai attivarla, e riuscire così più facilmente a scattarti dei selfie con sopra degli effetti applicati.

Questa nuova opzione per gli effetti sulle foto facebook è davvero ben fatta, tanto da non aver nulla da invidiare ad altre app per cellulare che si occupano solo di quello.
Ebbravo lo staff di Mark Zuckerberg!

Convertire un Sito Web in un App per Android

Ieri mi sono detto: "ma perchè non creare un app per il mio sito internet?"
Subito allora mi sono messo a pensare come fare, che linguaggio di programmazione usare, che framwork, che software, ecc...
Fortunatamente però, ho scoperto che è possibile creare un app per il proprio sito web, con pochi semplici click, gratis, e senza conoscere una riga di codice di nessun linguaggio programmazione.

Online infatti, esiste un sito internet gratuito che consente di fare ciò, il suo nome è: MakeAPK.

Convertire un Sito Web in un App per Android

Come convertire un Sito Web in un App per Android


Per poter creare un app per cellulare del tuo sito, un programma che sostanzialmente ti consenta di navigare il tuo sito/blog da cellulare, come se fosse un'applicazione installata, collegati al seguente sito:

http://www.makeapk.com

Quello che dovrai fare è molto semplice. Ti basterà infatti compilare i seguenti campi:
  • Url: l'indirizzo del tuo sito web
  • Title: il nome per esteso del tuo sito
  • Email: email per eventuali contatti da parte di Make Apk
  • Icon: scegli l'icona che apparirà sulla home del tuo telefonino, oppure caricane una tu dal tuo pc (immagine 90x90)

Infine, inserisci il solito codice captcha e poi clicca sul bottone Submit.

MakeAPK

Attendi con pazienza la fine del caricamento, e fai attenzione perchè, il tasto Download apparirà in alto nella pagina, non molto visibile.
Ti dico di fare attenzione perchè se per caso non lo vedi e non ci clicchi su per scaricare il file .apk, poi dovrai attendere 48 ore prima di poter ricreare l'app del tuo sito.

Una volta scaricato il file apk sul proprio computer, bisogna copiarlo sul proprio cellulare, e poi aprirlo con qualsiasi programma di gestione file (come questo), in modo da poterlo installare.
Se richiesto però, abilitare l'opzione per poter installare app da terze parti (da fonti sconosciute), almeno temporeamente, altrimenti non sarà possibile installare l'app del tuo sito appena creata.

Una volta installata l'app del tuo sito sul tuo cellulare, troverai l'icona che hai scelto sulla schermata home, e ti basterà cliccarci sopra per aprire il tuo sito internet per android.

Il tuo sito su android

Poi certo, per poter distribuire l'app sul play store, dovrai registrarti e compiere altre operazioni, ma questo è un altro post (cit.)

Arma non convenzionale

Arma non convenzionale è un film fantascienza/azione del 1990 diretto da Craig R. Baxley, con Dolph Lundgren, Brian Benben, Betsy Brantley, Matthias Hues, David Ackroyd, Jim Haynie, Kevin Page, Robert Prentiss, Michael J. Pollard.

Arma non convenzionale
Trama
Jack Caine è un agente dell'FBI a cui viene dato un incarico davvero particolare.
Jack dovrà infatti vedersela con un gigantesco alieno che ruba la droga agli spacciatori, per poi somministrarla a degli umani presi a caso, con lo scopo di estrarne dal cervello un prodotto puro che poi potrà rivendere lui stesso ai suoi compagni alieni.
Talec, questo è il nome dell'alieno spacciatore ed assassino, dovrà quindi vedersela con un agguerrito agente dell'FBI terrestre.

Recensione
Arma non convenzionale (Dark Angel) è un film di azione/fantascienza del 1990.
Con una trama abbastanza originale e con due protagonisti molto d'impatto, questo film è una piccola perla per il suo genere, non famoso ma neanche un brutto film.
In Arma non convenzionale troviamo il gigante Dolph Lundgren misurarsi con un alieno dai cappelli biondo/bianchi davvero altissimo, interpretato dall'attore Matthias Hues, un vero e proprio colosso che fa sembrare Ivan Drago di Rocky 4 quasi un bambino.

Link alla scheda del film su wikipedia

giovedì 16 febbraio 2017

Come scrivere un post velocemente

Se sei un blogger che punta sia sulla qualità che sulla quantità, sicuramente ti interesserà sapere come scrivere un post velocemente.

Questa breve guida, o elenco di trucchi, ti aiuterà a velocizzare la messa online dei tuoi post, in modo da ottimizzare il tempo a tua disposizione, e poter così creare più articoli possibili al giorno.

Perchè scrivere tanto sul tuo blog / sito?
Semplice, perchè più contenuti sono presenti sul tuo sito, e più pagine vengono indicizzate sui motori di ricerca.
E un dato di fatto che più pagine = più visite, per la legge dei grandi numeri.
Scrivere post velocemente quindi, aiuta ad aumentare le visite del tuo sito web.

Come scrivere un post velocemente

Come scrivere un post velocemente


Ed eccomi subito ad citarti un elenco di trucchi e stratagemmi per scrivere velocemente articoli online.

1) Scrivi tutti i giorni

Consiglio banale, ma che va detto per primo.
La pratica rende migliori, quindi scrivendo tutti i giorni si impara a velocizzare la digitazione.

2) Usa un tuo stile di scrittura

Non cercare di reinventarti, una volta trovato il tuo stile mantienilo, e sarai più rapido nella scrittura dei post.

3) Pensa prima a quello che devi scrivere

Prima di iniziare a scrivere, pensa già a come vuoi comporre il tuo articolo.
Quanti paragrafi, quante immagini, cosa dire.
Tutto deve essere nella tua mente, in modo che potrai partire e non fermarti fino alla fine del post.
Le continue pause riflessive possono infatti far perdere molto tempo.
Può inoltre essere utile in certi casi, crearti prima uno schema di tutti i macro argomenti da trattare.

4) Scrivi di getto

Non soffermarti a sistemare ogni parola mentre scrivi.
Fai una prima passata, poi sistema tutto con una seconda lettura.
Con il tempo riuscirai a fare un post in massimo 2 o 3 passaggi.

5) Preparati il materiale prima

Foto, video o altro, se ce li hai già prima di iniziare a scrivere è meglio.
Ottimizza le immagini per il web e fai tutte le azioni preliminari sui tuoi contenuti multimediali.
Quando scriverai il post dovrai solo preoccuparti di inserire le foto o i video nel punto giusto.
Ovviamente avere una cartella di lavoro ben strutturata e dove sai muoverti agilmente per trovare le cose, aiuta molto.

6) Usa gli strumenti giusti

Sia per la scrittura che per i materiali.
Per la scrittura, decidi se scrivere su blogger o wordpress, oppure se creare prima il post da qualche altra parte e poi fare solo copia ed incolla.
Per i materiali, impara il metodo più veloce per ridimensionare immagini, o per compiere qualsiasi altra azione preliminare sui contenuti multimediali da includere al tuo post.
Ad esempio, ormai saprai già che dimensioni devono avere le immagini sul tuo sito, quindi potresti usare una batch per ridimensionarle tutte in un colpo solo.

7) Dai libero sfogo alla tua creatività

Anche se il post che stai scrivendo dovrebbe essere già ben chiaro nella tua mente, a volte scrivere di getto può essere la via migliore.
Ad esempio in questo momento sto scrivendo questo post come mi viene, poi lo rileggerò, e sistemerò il tutto in un solo passaggio.
Se però vedi che le idee mancano, lascia perdere, abbandona il post e passa ad un altro argomento.

8) Usa i giusti spazi

Oltre a rendere il post più leggibile, se scrivi paragrafi spaziosi, andando spesso a capo (ma non troppo), anche tu sarai più rapido nella creazione del post, soprattutto per quanto riguarda la correzione finale.

9) Manda online e aggiungi cose dopo

Spesso si perde troppo tempo a voler continuare articoli perchè ci sembra sempre che manchi qualcosa.
La strategia migliore invece potrebbe essere quella di andare subito online.
Non sto parlando di pubblicare lavori incompleti, ma di affinare il tutto successivamente.
L'importante è avere il materiale sufficiente per postare, poi tutto si può migliorare in qualsiasi momento. Un post non è scritto nella pietra.

10) Leggi velocemente ad alta voce

Ovviamente, la velocità di lettura aiuta molto in fase di correzione.
Se riesci a leggere velocemente, ed ad alta voce, potresti riuscire a correggere e terminare il tuo articolo molto più rapidamente del normale.


Ecco fatto, è tutto.
Se seguirai questi semplici accorgimenti, creare un post velocemente sarà per te più facile, e potrai così scrivere più articoli al giorno.

Volendo riassumere alcuni di questi passaggi in un unico metodo infallibile per scrivere veloce, ecco qui cosa risulterebbe:
  1. Pensa prima a cosa vuoi scrivere
  2. Scrivi di getto
  3. Rileggi tutto velocemente
  4. Pubblica

Ovviamente poi, ciascuno ha il proprio metodo. Quindi, non tutti questi consigli per velocizzare la scrittura online possono essere validi per qualsiasi persona o situazione.
Infatti, in alcuni casi, post complessi e delicati, non possono essere scritti in maniera rapida, ma vanno letti e riletti più volte.

Fine post di getto, sarà venuto bene? A google ardua sentenza :)

Cambiare il proprio nome su Facebook

Crisi d'identità? Errore di battitura? Programma protezione testimoni?
Quale che siano le tue motivazioni, se vuoi sapere come cambiare nome su facebook, sei nel post giusto (cit.)


Cambiare il proprio nome su Facebook


Se vuoi modificare il nome ed il cognome che ti rappresentano su facebook, dati che in teoria dovrebbero poi corrispondere con il tuo vero nome, segui le seguenti istruzioni:
  1. Accedi a facebook
  2. Clicca sulla freccia in alto a destra e poi su Impostazioni (o clicca qui: https://www.facebook.com/settings)
  3. Nella sezione Impostazioni generali dell'account, clicca su Modifica accanto alla voce Nome.
  4. Inserisci il tuo nuovo nome e cognome e poi clicca su Controlla la modifica
  5. Nel popup che si aprirà, scegli l'ordine in cui vuoi che il tuo nome appaia (prima il nome e poi il cognome, o viceversa), metti la tua password d'accesso a facebook, e poi clicca su Salva modifiche.

Cambiare il proprio nome su Facebook

Avrai così cambiato identità su facebook.

Ricordati però, che è possibile cambiare nome facebook solo una volta ogni 60 giorni, quindi non ti sbagliare.
Inoltre, se userai nomi di fantasia, questi potrebbero non essere accettati.
Infine è utile sapere che per una persona è possibile cambiare nome facebook solo un numero limitato di volte, quindi attenzione a non sprecare tutte le cartucce a disposizione, perchè poi non sarà più possibile modificare il proprio nominativo fb.