Il primo psicologo clinico della storia è stato
Lightner Witmer, che ha fondato la prima psychological clinic per bambini con problemi di adattamento, nel
1896.
Per quanto riguarda l'evoluzione della
psicologia della misura delle differenze individuali, ci sono alcune date significative: nel 1869 iniziano gli studi di
Francis Galton
(che focalizza l'attenzione sull'individuo e sulle differenze tra
individui, introduce il concetto di misura quantitativa di queste
differenze, da importanza all'analisi statistica dei dati psicologici,
usa misure psicologiche per lo studio e la classificazione degli
individui), nel 1890
James McKeen Cattell introduce il termine
mental test, e nel 1894 sviluppa una batteria di reattivi che viene
usata per valutare le abilità mentali di alcuni studenti.
In Europa,
Emil Kraepelin propone un sistema di classificazione delle malattie mentali che presto si diffonde anche in America.
Jean Charcot e
Pierre Janet, invece, propongono delle ipotesi sull'eziologia dell'isteria (dalle quali inizieranno poi le riflessioni di
Freud).
L'evoluzione della psicologia clinica
Con il 1896 termina la grande depressione ed iniziano 15-20 anni
(prima della guerra mondiale) di grande benessere e sviluppo economico,
nei quali gli USA diventano la prima potenza industriale ed economica
del mondo.
Gli anni 20 invece si chiudono con la più grossa crisi economica mai verificatasi nella storia del capitalismo.
Dal 1896 agli anni 40
Nel 1909 lo psichiatra
William Healy inizia a lavorare alla Behavior clinic di Chicago, venendo considerato l'antagonista di Witmer.
Healy entra in rapporto con un gran numero di agencies e di istituzioni,
mentre Witmer si muove esclusivamente nell'ambito scolastico.
In quegli anni le teorie di Freud si diffondono molto tra gli psicologi
che si occupano di bambini e di malati mentali, anche se Witmer si
dimostra ostile a queste teorie dinamiche.
Nel 1905 esce la scala
Binet Simon e Witmer non modificando i suoi strumenti, li fa diventare obsoleti.
Nel 1916
Terman pubblica la
Stanford Revision della scala Binet Simon ed introduce il concetto di
Quoziente di intelligenza.
In quegli anni si ha un incremento dell'uso dei test psicologici ed il
ruolo degli psicologi clinici viene relegato a somministratori di test
(ruolo quindi di secondo piano).
Nei primi 15 anni del ventesimo secolo la psicologia clinica registra
alcuni progressi consistenti, vengono aperti laboratori per la ricerca
anche negli ospedali psichiatrici.
Durante la
prima guerra mondiale, nel 1917, vengono costruiti per l'esercito alcuni test psicologici (
army alpha, army beta, personal data sheet) che danno un grande impulso alla
psicologia applicata, anche se ciò porta ad una sempre maggiore identificazione della psicologia clinica con la testologia.
I pochi psicologi clinici si uniscono con i molti testisti per fondare l'
American association of clinical psychologists, uscendo dall'
APA, nella quale rientreranno 2 anni dopo fondando la
clinical psychology section.
Nel 1921 esce il test di
Rorschach, mentre nel
1935 l'APA sancisce che
la psicologia clinica è una scienza applicata.
Nel 1938 Murray crea il
TAT e in quegli anni l'influenza della
psicoanalisi sposta progressivamente l'interesse degli psicologi
americani dalla valutazione delle abilità intellettive allo studio della
struttura della personalità e dei problemi affettivi ed emotivi.
Verso la fine degli anni 30
Allport sottolinea l'importanza dell'
approccio idiografico
(incentrato sulla comprensione dell'individuo nella sua unicità) contro
l'approccio nomotetico (che si occupa delle regolarità generalizzabili a
livello individuale).
In questi anni gli psicologi clinici assumono in numero sempre maggiore un ruolo anche terapeutico.
Il secondo conflitto mondiale ed il dopoguerra
La qualità dei servizi richiesti agli psicologi clinici durante la
seconda guerra mondiale ed il numero relativamente ristretto di
professionisti in grado di assolvere a essi, furono uno degli elementi
che rivoluzionò gli scopi del lavoro clinico in psicologia e i relativi
standard di addestramento.
Lo sviluppo della psicologia applicata e della psicologia clinica in questi anni, è però un fenomeno soprattutto americano.
Nel
1946 il
national mental health supporta la ricerca e
l'addestramento in psicologia clinica, facendo diventare realtà la
psicologia clinica come disciplina e come professione.
Dagli anni 50 agli anni 60
Negli anni 50 vengono affrontati in USA alcuni problemi di carattere
legislativo, che mirano ad un riconoscimento dello stato giuridico e del
ruolo professionale e a proteggere il pubblico da operatori che non
abbiano svolto un training qualificato.
Nascono leggi di licensure (permesso di praticare la psicologia clinica)
e certification (permesso di usare il titolo di psicologo).
Negli anni 60 nascono e si diffondono in tutto occidente i movimenti per
la salute mentale e per la psichiatria di comunità che si propongono
come alternativa all'ospedalizzazione a lungo termine per i malati
mentali e riconsiderano le tradizionali tecniche terapeutiche.
Quindi il ruolo degli psicologi clinici si apre alle attività di
servizio all'interno delle comunità e alla fine degli anni 60 la
psichiatria di comunità perde molta della sua forza.
Il
mental health act del
1959 pone le condizioni perchè le strutture psichiatriche intermedie (
day hospital,
social clubs,
ecc...) diventino strumenti essenziali di assistenza pubblica ai malati
di mente, e la comunità terapeutica diventa l'altra istituzione
alternativa ai modelli tradizionali di cura psichiatrica.
Dagli anni 70 ai primi anni 80
Negli anni 70 si ha il declino delle tecniche di assessment, ed un aumento dell'interesse per l'
attività psicoterapeutica, con la nascita di molteplici scuole.
Nel 1973 l'american psychiatric association prende posizione contro i
non medici, relegando queste figure in ruoli subordinati alla
supervisione ed al controllo di uno psichiatra, e nel 1975 sempre
quest'ente, definisce il trattamento delle malattie mentali come
psicoterapia medica, che può essere esercitata solo da un terapeuta con
formazione in medicina psichiatrica.
In questi anni gli psicologi clinici e gli psichiatri si accorgono di
svolgere più o meno le stesse mansioni e nascono conflitti tra le 2
professioni, e nel 1958 l'american psychiatric association rigetta ogni
precedente accordo sul diritto degli psicologi di esercitare la
psicoterapia, ma l'american psychological association si oppone a questa
decisione.
Nel 1959,
T.S. Szasz fa notare che diverse figure non mediche
hanno contribuito in maniera sostanziale allo sviluppo della
psicoterapia (es. Anna Freud, la Klein, Fromm, ecc...).
Nel 1977, Kiesler afferma che gli psichiatri durante l'università
ricevono solo poche nozioni di tipo psicologico, mentre gli psicologi
non hanno nozioni mediche ma psicologiche e pratiche, e questo studioso
conclude dunque che chi ha bisogno di un trattamento farmacologico
dovrebbe rivolgersi ad uno psichiatra, mentre tutti gli altri dovrebbero
rivolgersi ad uno psicologo.
Dalla metà degli anni 80 ad oggi
In Italia, nella seconda metà degli anni 80 si giunge alla
regolamentazione della professione con la
legge 56 del
18 febbraio 1989,
che oltre all'abilitazione alla professione di psicologo, regolamenta
anche l'esercizio dell'attività psicoterapeutica consentendola previo
conseguimento di una specializzazione post laurea a laureati in
psicologia e medicina.
Nei primi anni 90 nascono molte scuole private di formazione alla
psicoterapia, con riferimento a diversi e specifici orientamenti teorici
e applicativi.
Nel 2001 sono state istituite diverse sezioni dell'albo degli psicologi: la
sezione A (psicologo con laura specialistica in psicologia della durata di 5 anni) e
sezione B
(dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi
e del lavoro oppure dottore in tecniche psicologiche per i servizi alla
persona e alla comunità, con durata di 3 anni di studi).
Gli psicologi clinici del futuro
Gli psicologi clinici sono indotti a studiare strategie di intervento che rispondano al motto, "di più con meno".
Le capacità diagnostiche e di pianificazione dei trattamenti di pazienti
sempre più difficili che devono essere aiutati sempre in meno tempo e a
costi sempre più ridotti, costituiscono un tool professionale degno del
massimo sviluppo da parte degli psicologi clinici.
Attualmente il mercato della psicoterapia è ormai saturo e bisognerebbe
ingegnarsi nell'intraprendere altre vie per poter aiutare il paziente
sotto altri fronti.
Secondo Chiland, se si vuole migliorare lo statuto degli psicologi clinici, occorre migliorare la formazione.