Anoressia e
bulimia nervosa fino a pochi anni fa erano
considerati dei disturbi psichiatrici, mentre ora sono considerate come
disturbi evolutivi correlati alla fragilità narcisistica
dell'adolescenza e alla conflittuale integrazione dei valori
dell'identità di genere nell'immagine di sé dell'adolescente femmina.
Definizione
Il
disturbo del comportamento alimentare consiste nella tendenza
di esprimere la sofferenza psichica attraverso il comportamento, senza
stabilire a priori corrispondenze tra questo disturbo e uno specifico
quadro psicopatologico.
I disturbi del comportamento in adolescenza segnalano intoppi evolutivi
nei processi di soggettivazione e l'esteriorizzazione del conflitto
consente all'adolescente di evitare un'elaborazione emotiva resa
impossibile dall'incapacità di tollerare il dolore psichico e gli
permette di scaricare la tensione emotiva del gesto.
L'adolescenza è quel periodo dove c'è il predominio dell'azione sul pensiero.
Il punto di vista psicosociale
Dalla seconda metà dello scorso secolo i disturbi alimentari hanno
acquisito un carattere epidemico, e varie ricerche hanno individuato
tassi medi di prevalenza di questo disturbo nella popolazione dello 0.3%
per l'anoressia nervosa e dell'1% per la bulimia nervosa, tra donne in
tarda adolescenza e giovani adulte (dati solo indicativi dato che c'è la
tendenza di questi soggetti a nascondere il proprio disagio).
Sembra inoltre che tra il 1935 e il 1989 ci sia stato un aumento lineare
di questi disturbi e i dati raccolti indicano che nel mondo occidentale
circa l'1% delle ragazze tra i 12 e i 18 anni ha segni d'anoressia
nervosa, mentre la distribuzione tra maschi e femmine per quanto
riguarda i disturbi alimentari infantili è la stessa, e la diffusione
femminile del disturbo compare solo con la pubertà (e ciò conferma la
correlazione con la costruzione dell'identità di genere femminile).
Nella diffusione di questi disturbi si intrecciano fattori individuali
(adolescenza, femminilità) con fattori psicosociali, espressioni di
modelli culturali e relazionali della famiglia e della società (es. c'è
più presenza di questi disturbi in danzatrici, dove la magrezza è
considerata un fattore di successo), e c'è anche una diversa
distribuzione del fenomeno tra i vari gruppi etnici.
Il
fattore centrale nei disturbi della condotta alimentare è
costituito dall'immagine di sé e dalla costruzione dell'identità
personale e di genere dell'adolescente femmina.
Sembra quindi che il disturbo alimentare segnali la difficoltà a
fronteggiare le richieste evolutive dell'adolescenza femminile, dove
queste giovani si illudono di aver trovato una soluzione ai propri
conflitti attraverso il sintomo alimentare.
Anoressiche e bulimiche esprimono con il corpo il disagio
dell'adolescenza femminile attuale, incarnando il modello di femmina
intellettualizzata e disincarnata.
L'adolescente femminile impone il silenzio al proprio corpo,
rifiutando così il destino materno tramite controllo ascetico, ed oggi è l'etica estetica a fungere da rinforzo ai comportamenti anoressici.
I modelli culturali di oggi impongono un corpo atletico e magro e
rifiutano il corpo materno (grasso), e ciò avviene in parallelo ad una
perdita del valore sociale della maternità.
Nelle adolescenti anoressiche, il compito evolutivo adolescenziale di
costruire l'identità di genere fa da detonatore al conflitto relativo
all'integrazione nell'immagine di sé dei valori materni, inoltre, la
separazione tra sessualità e maternità (grazie alla diffusione degli
anticoncezionali) ha favorito il disconoscimento del ruolo materno (ciò è
confermato dal calo delle nascite).
Quando i cambiamenti puberali disegnano sul corpo femminile
intollerabili connotazioni materne, l'attacco alle rotondità (del seno,
del ventre, ecc...) e la scomparsa del ciclo mestruale, testimoniano la
volontà di cancellare dal corpo ogni predisposizione materna.
Punto di vista psicodinamico
La
diagnosi è la comprensione delle modalità di funzionamento di cui dispone la psiche di un soggetto, e la
psicopatologia psicoanalitica
si propone di comprendere le dinamiche di funzionamento psichico del
soggetto, dove la diagnosi psicodinamica riconduce i fenomeni
sintomatici a una struttura di fondo e definisce il funzionamento
psichico tramite l'interrelazione dinamica tra i diversi fattori.
Il
DSM-IV distingue 2 diverse sindromi: l'anoressia nervosa e la bulimia nervosa.
L'
anoressia nervosa comprende:
- il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale
- un'intensa paura di acquisire peso ed ingrassare, anche quando si è sottopeso
- un'alterazione nel modo in cui il soggetto vive il peso e la forma del corpo
- nelle femmine dopo il menarca amenorrea, con l'assenza di almeno 3 cicli consecutivi
La
bulimia nervosa comprende:
- mangiare in un periodo di tempo circoscritto una quantità di cibo significativamente maggiore di ciò che normalmente si mangia
- la sensazione di perdere il controllo durante l'episodio
- ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire
l'aumento di peso (vomito autoindotto, lassativi, diuretici, ecc...)
- abbuffate e condotte compensatorie almeno 2 volte a settimana per 3 mesi
- autostima influenzata dalla forma e dal peso
- il disturbo non si presenta solo nel corso di episodi di anoressia nervosa
Anoressia e bulimia possono essere considerate un insieme di condotte
organizzate in uno stile di funzionamento psichico coerente, non
strutture di personalità, e nell'anoressia il rifiuto del cibo è
finalizzato al controllo del corpo e delle sue funzioni ed è associato
ad una distorsione dell'immagine corporea.
Lo stile di funzionamento psichico dell'
anoressico comprendono: rifiuto del cibo e denutrizione, iperattività e amenorrea.
Il
bulimico è quel soggetto con peso che può essere nella norma,
le cui condotte alimentari comportano abbuffate e l'uso di vomito e
purganti, inoltre questi soggetti presentano maggiore instabilità
emotiva e relazionale, incapacità di controllare gli impulsi e di
tollerare sentimenti di solitudine, di noia e di vuoto, ed una
rappresentazione di sé scissa ed instabile.
Le bulimiche tendono a mantenere una maggiore identificazione con il
ruolo tradizionale femminile e hanno una vita sessuale più attiva delle
anoressiche, e secondo la letteratura psicoanalitica classica, la
perdita dell'appetito è dovuta ad una rimozione dell'erotismo orale.
Dagli anni 60, la maggior parte degli studiosi interpretano il disturbo
alimentare in chiave di sviluppo narcisistico-identificatorio, inoltre
anoressia e bulimia sono considerate due espressioni dello stesso
disturbo: l'anoressia realizza attraverso un'identificazione ascetica ed
idealizzante un assoluto controllo di sé e del proprio corpo che la
bulimica insegue invano, travolta dall'irruzione pulsionale.
Punto di vista evolutivo
Dal punto di vista evolutivo, due compiti di sviluppo adolescenziali
sono particolarmente coinvolti nel disturbo del comportamento
alimentare: il
processo di separazione-individuazione e la
costruzione dell'identità di genere.
Le aree di fragilità che portano all'anoressia sono:
- un ideale dell'Io rigido e perfezionista
- un difetto del processo di separazione
- una scissione mente corpo alimentata dal tentativo di compensare
carenze di contenimento e riconoscimento primario tramite un
investimento narcisistico del pensiero
Le adolescenti destinate a diventare anoressiche sono state prima
bambine perfette e fonti di soddisfazioni per i genitori, poi
adolescenti perfette, impegnate con successo in tutti i fronti, dove
l'esasperazione di queste virtù le trasforma in terribili ossessioni con
cui le adolescenti anoressiche tiranneggiano se stesse e gli altri.
Le anoressiche considerano valori primari l'autonomia (tematica della
dipendenza),
il controllo delle pulsioni, la separatezza, inoltre, il contesto
socioculturale odierno conferisce scarso riconoscimento ai valori
materni e lo stile anoressico riflette i conflitti dell'identità
femminile contemporanea.
Gli eventi che scatenano il disturbo alimentare spesso riguardano
perdite e separazioni:
la prima vacanza da sola, i primi fidanzamenti ed abbandoni, i
cambiamenti di scuola e di quartiere, ecc..., dove la futura anoressica
non può permettersi di sentire la mancanza dell'altro e quindi sceglie
di annullarla tramite il
controllo ascetico, rappresentato dal rituale dietetico.
Il rifiuto del cibo rappresenta nella dinamica relazionale con i
genitori (madre coccodrillo intrusiva e padre che non aiuta nella
separazione) la difesa narcisistica da una dipendenza inglobante, da cui
il soggetto si protegge impedendo con il rifiuto orale l'intrusione
materna.
Nel disturbo alimentare il malessere che si rivela nel riempimento e
nello svuotamento del corpo stenta ad essere tradotto in contenuti
mentali e il linguaggio del corpo rimane l'unico linguaggio possibile,
su cui si concentra tutta la vita psichica e la capacità di mentalizzare
si compromette ed il pensiero si blocca sull'ossessione del cibo e del
peso.
Il
desiderio sessuale è visto come una minaccia al sé e al suo
valore, all'autonomia che deriva dalla padronanza del sé e dalle
capacità di controllo ed autocontrollo, ed il senso di autocontrollo che
deriva dalla capacità di tolleranza alla dieta fornisce una
valorizzazione nuova che diventa la soluzione su cui fondare il falso
sentimento di sicurezza e superiorità.
L'attacco al corpo di chi soffre di questi disturbi rappresenta un
fallimento del tentativo di integrare l'identità personale e di genere
in modalità compatibili con l'affermazione di sé nell'ambito della
propria famiglia e della propria cultura.
Cultura affettiva familiare
I genitori degli anoressici e dei bulimici si sentono loro stessi
rifiutati o vomitati, e questo li porta a combattere con ogni mezzo
questi mali.
I tratti che accomunano le famiglie dove compare questo disturbo sono:
- una cultura affettiva fortemente orientata al successo
- continue intrusioni negli spazi fisici e psico-emotivi dei singoli, con la riduzione di ogni ambito privato e autonomo
- la tendenza all'evitamento dei conflitti
Le famiglie anoressiche sono descritte come nuclei fortemente
controllati, timorosi del conflitto e alla ricerca di un'apparenza
perfetta, mentre le famiglie bulimiche presentano scenari conflittuali
più aperti e dinamiche più burrascose.
Le madri delle anoressiche inoltre, sono descritte come poco affettuose,
dominate dal senso del dovere, angosciate dall'idea di non essere buone
madri, ansiose, depresse, fragili ed insoddisfatte.
Alcune madri deluse dal rapporto di coppia, sembrano cercare nelle figlie il sostegno emotivo che non trovano nel matrimonio.
L'
identificazione fallica nell'anoressia rappresenta un tentativo
di supplire alle debolezze della funzione paterna per separarsi dalla
madre, dove l'adesione ad un ideale maschile si radica in dinamiche
familiari in cui la figlia si sente vincolata ad aspettative paterne e
desidera differenziarsi dal modello rappresentato dalla madre.
Infine, la difficoltà ad integrare l'identità di genere nell'identità
personale accomuna a livello transgenerazionale le ragazze anoressiche e
i loro genitori.